Lectio Quotidiana. Lun, 23 marzo 2026. Metafore di Gesù

Lectio Quotidiana

Lun, 23 marzo 2026

Quinta settimana di Quaresima, lunedì

Dn 13,1-9.15-17.19-30.33-62. Gv 8:1-11

Metafore di Gesù

1. Prepararsi alla Passione

Mentre ci avviciniamo alla Settimana Santa, la Parola di Dio ci invita a contemplare Gesù più profondamente. Oggi non riceviamo insegnamenti astratti, ma immagini vive—situazioni umane che diventano metafore di Gesù. Attraverso queste storie, iniziamo a vedere la sua Passione che già prende forma.

2. Susanna: l’innocente accusata

Nella prima lettura, Susanna si presenta come un’immagine forte. È innocente, ma viene accusata falsamente. È debole, ma circondata da voci potenti. Gli anziani, rispettati e autorevoli, la condannano ingiustamente. La folla sta dalla loro parte. Tutto sembra perduto.

Lei sta sola, senza difesa. Ma Dio interviene attraverso Daniele. Con sapienza e coraggio, egli rivela la verità. L’innocente viene salvata. Susanna diventa una metafora di Gesù. Come lei, Gesù sarà innocente ma condannato. Come lei, affronterà falsi testimoni. Come lei, starà senza forza davanti al giudizio umano. Eppure Gesù va oltre. Non solo affronta l’ingiustizia—la accoglie e la trasforma attraverso la sua morte e risurrezione.

3. La donna: miseria davanti alla misericordia

Nel Vangelo, un’altra figura si presenta davanti a noi: la donna sorpresa in adulterio. Viene trascinata davanti a tutti, non con dignità, ma come un caso da giudicare. L’uomo non c’è. L’ingiustizia è evidente.

Anche lei sta sola. In lei vediamo ancora una metafora di Gesù. Come lei, Egli sarà esposto davanti alla folla. Come lei, sarà giudicato pubblicamente. Come lei, porterà il peso del peccato—non suo, ma degli altri. Alla fine della scena restano solo due: Gesù e la donna. Sant’Agostino lo esprime così bene: “Rimasero solo la miseria e la misericordia.” Questo è il cuore del Vangelo—la fragilità umana incontrata dalla compassione divina.

4. La sapienza di Gesù

Gesù non reagisce subito. Si china e scrive per terra. Il silenzio è la sua prima risposta. Poi parla con sapienza: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.” Uno dopo l’altro, se ne vanno.

Gesù ci insegna che la vera sapienza non è rumorosa o aggressiva. È calma, capace di discernere, e arriva al momento giusto. Come Daniele, agisce con chiarezza nel tempo opportuno. La sapienza rivela la verità, ma sempre con misericordia.

5. Una misericordia che rialza

Quando la folla scompare, Gesù dice alla donna: “Neanch’io ti condanno. Va’ e d’ora in poi non peccare più.” Questo non è negare il peccato. È trasformare il peccatore. La misericordia non ignora la verità; restituisce dignità alla persona. Qui Gesù si rivela come la metafora più profonda: è la misericordia davanti alla miseria. È la compassione più forte della condanna.

6. Le nostre vite come metafore

Queste letture non parlano solo di Susanna o della donna—parlano anche di noi. A volte siamo come loro—non compresi, giudicati, soli. In quei momenti, condividiamo qualcosa dell’esperienza di Gesù. Altre volte siamo come la folla—pronti a giudicare, pronti ad accusare. E la Parola ci provoca: siamo senza peccato?

Siamo chiamati a diventare metafore vive di Gesù—persone che scelgono la misericordia, che stanno accanto ai deboli, che agiscono con sapienza.

7. Verso la croce e la risurrezione

Mentre ci avviciniamo alla Settimana Santa, queste immagini diventano più chiare. Gesù è l’innocente condannato, colui che sta solo, colui che porta il peso del peccato. Ma è anche colui che il Padre risuscita alla vita. In Lui, l’ingiustizia non ha l’ultima parola. La misericordia sì.

Conclusione

Oggi mettiamoci dentro questa scena del Vangelo. Ovunque ci troviamo—accusati, feriti o in ricerca—Gesù è lì. Non condanna. Rialza. Non schiaccia. Ristora. E ci invita ad andare e a vivere in modo nuovo—come segni, come testimoni, come metafore della sua misericordia nel mondo.

Photo courtesy: from Crossroads Initiative

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

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