Lectio Quotidiana
Dom, 22 marzo 2026
Quinta Domenica di Quaresima
Ez 37,12–14. Rm 8,8–11. Gv 11,1–45
“Se tu fossi stato qui…”
Mentre siamo alla soglia della Settimana Santa, la Parola di Dio oggi ci parla della vita—vita in mezzo alla morte, speranza in mezzo alla disperazione, e fede in mezzo alla confusione. Al centro del Vangelo c’è un grido profondamente umano, pronunciato sia da Marta che da Maria: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto.” Non è solo la loro voce; è anche la nostra.
1. Il grido del cuore umano
“Signore, se tu fossi stato qui…”—quante volte diciamo lo stesso in modi diversi. Quando arriva la sofferenza, quando tocchiamo la perdita, quando le cose non vanno come speravamo, sentiamo nascere dentro di noi questa domanda profonda. Non è un rifiuto di Dio, ma una fede ferita che cerca un senso. Marta crede, ma solo in parte. Maria crede, ma è sopraffatta dal dolore. E Gesù non rifiuta questo grido. Lo accoglie, lo ascolta, ed entra in esso.
2. Un mondo di tombe
Nel Vangelo, Lazzaro è nel sepolcro. Ma, in un senso più profondo, quasi tutti nel racconto sono in una tomba. I discepoli sono nella tomba dell’incomprensione. I Giudei sono nella tomba dell’incredulità. Marta è nella tomba della fede parziale. Maria è nella tomba di un dolore che non riesce ancora a vedere la speranza. Lazzaro è nella tomba della morte. Anche noi portiamo le nostre tombe—paura, dubbio, peccato, delusione, perdita. La domanda non è se abbiamo una tomba, ma se crediamo che Dio possa aprirla.
3. Il Dio che apre le tombe
La prima lettura ci dona una promessa forte: “Aprirò le vostre tombe e vi farò uscire.” Per Israele in esilio, tutto sembrava finito. Avevano perso tutto. Eppure Dio parla una parola di speranza dentro quella situazione. Egli è il Dio che apre ciò che noi pensiamo sia chiuso per sempre. Questa promessa non riguarda solo la risurrezione finale. Riguarda ogni situazione della nostra vita che sembra sigillata, sepolta, senza soluzione. Dio può portare vita anche lì.
4. Il ritardo di Dio
Una delle parti più difficili del Vangelo è questa: Gesù non parte subito quando sente che Lazzaro è malato. Egli aspetta. Questo ritardo ci turba, perché ci aspettiamo che Dio agisca subito. Ma Gesù non viene solo per evitare la morte; viene per trasformarla. Se fosse andato prima, Lazzaro non sarebbe morto. Ma ora accadrà qualcosa di più grande: si manifesterà la gloria di Dio. Quello che noi vediamo come ritardo è spesso il progetto più profondo di Dio. Il suo silenzio non è assenza; è preparazione. Quello che noi vediamo come problema, Egli lo vede come un’opportunità per la fede.
5. “Vieni e vedi”
Quando Gesù arriva, gli dicono: “Vieni e vedi.” Vieni a vedere il nostro dolore, le nostre lacrime, la nostra perdita. E Gesù viene. Non rimane lontano. Si avvicina, passo dopo passo, fino a stare davanti al sepolcro. Lì vediamo qualcosa di molto toccante: Gesù piange. Non è indifferente alla nostra sofferenza. La condivide. Sente il peso della morte, il dolore della perdita e anche la fatica dell’incredulità umana. Dio non è lontano dalle nostre ferite; entra in esse.
6. “Togliete la pietra”
Davanti al sepolcro, Gesù dice: “Togliete la pietra.” Marta esita: “Signore, manda già cattivo odore… è il quarto giorno.” Questa è la voce della nostra paura. Spesso pensiamo che certe situazioni siano ormai troppo rovinate, troppo tardi. Eppure Gesù insiste. Prima di compiere il miracolo, chiede la collaborazione umana. C’è sempre una pietra da togliere—paura, mancanza di perdono, resistenza, mancanza di fiducia. Finché la pietra resta, la vita nuova non può emergere. La grazia di Dio chiede la nostra risposta.
7. “Lazzaro, vieni fuori!”
Poi Gesù grida: “Lazzaro, vieni fuori!” Non è solo una parola per Lazzaro; è una chiamata per ciascuno di noi. Vieni fuori da ciò che ti tiene prigioniero—dal peccato, dalla paura, dalla disperazione, dalla morte interiore. Lazzaro esce, ma è ancora legato. E Gesù dice: “Liberatelo e lasciatelo andare.” La vita è dono di Dio, ma la libertà cresce nelle relazioni, nella comunità, nell’aiuto reciproco.
8. Vita nello Spirito
San Paolo ci ricorda che ci sono due modi di vivere: secondo la carne, che porta alla morte, e secondo lo Spirito, che porta alla vita. Lo Spirito che ha risuscitato Gesù dai morti abita in noi. Questo significa che la risurrezione non è solo una promessa futura; è già all’opera dentro di noi. Quando viviamo nello Spirito, portiamo in noi la forza della vita nuova.
9. Da “Se tu fossi stato qui” a “Tu sei qui”
All’inizio del Vangelo si dice: “Signore, se tu fossi stato qui…” Alla fine, molti cominciano a credere. Questo è il cammino della fede: dal pensare che Dio sia assente al riconoscere che è presente. Gesù non è arrivato tardi. Era presente in modo più profondo. È qui anche oggi, nelle nostre difficoltà, nell’attesa, nel dolore.
Conclusione
Tutti noi abbiamo momenti in cui diciamo: “Signore, se tu fossi stato qui…” Oggi Gesù ci invita ad andare oltre questo grido. Egli è qui. Sta davanti alle nostre tombe. Ci chiama a fidarci. Colui che apre i sepolcri è vicino. Colui che dona la vita è con noi. Non restiamo nelle nostre tombe. Ascoltiamo la sua voce e usciamo verso la vita che Egli ci dona.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

Leave a comment