Lectio Quotidiana. Ven, 20 marzo 2026. “Per ucciderlo”

Lectio Quotidiana

Ven, 20 marzo 2026

Quarta Settimana di Quaresima, Venerdì

Sapienza 2,1.12–22; Giovanni 7,1–2.10.25–30

“Per ucciderlo”

“Per ucciderlo” — questo è il filo inquietante che attraversa le letture di oggi. Ci pone una domanda difficile: perché il bene provoca ostilità? Perché la presenza di una persona giusta non porta ammirazione, ma rifiuto?

Il Libro della Sapienza (prima lettura) ci offre una riflessione profonda. Il giusto diventa un problema semplicemente perché esiste. Non perché attacca gli altri, ma perché la sua vita risveglia la coscienza. Coloro che hanno scelto un’altra strada — lontana da Dio e guidata da altri valori — si sentono messi in discussione dalla fedeltà silenziosa del giusto. Non è solo una tensione morale; è una tensione di scelta, di direzione, di identità. Così il disagio diventa opposizione, e l’opposizione diventa un piano per eliminare chi richiama alla verità.

Questa stessa dinamica appare nel Vangelo. Gesù si muove tra la gente e insegna apertamente, ma attorno a lui c’è confusione. Alcuni sono attratti e si chiedono se possa essere il Messia. Altri esitano, convinti di sapere già chi è e da dove viene. La loro familiarità diventa un ostacolo. Quello che credono di sapere impedisce loro di scoprire chi egli è veramente.

Anche quelli che gli sono vicini lo fraintendono. Lo spingono a manifestarsi apertamente, a rendersi visibile, a dimostrare chi è. Ma anche questo è una tentazione sottile. La fede non nasce dallo spettacolo o dall’autoaffermazione. La verità non si impone; si incontra. Ciò che è più profondo nella vita non può essere forzato alla visibilità: deve essere scoperto nella relazione, nell’apertura, nel desiderio di andare oltre ciò che appare.

Il problema più profondo, allora, non riguarda solo quelli che si sono opposti a Gesù nel passato. Riguarda anche noi. C’è qualcosa dentro di noi che resiste a lui. A volte è l’orgoglio, il pensare di sapere già tutto. A volte è la paura, il timore di cambiare. A volte è il disagio di lasciare che la sua luce entri nelle zone nascoste della nostra vita. La sua presenza ci mette in crisi non per condannarci, ma per invitarci a qualcosa di più grande.

Il Vangelo suggerisce anche che la confusione su Gesù non è un fallimento; può essere un inizio. Ma la confusione deve portare alla ricerca. Le domande devono portare all’incontro. Se la nostra conoscenza di Cristo resta solo a livello di idee o di tradizione, sarà sempre fragile. Solo attraverso l’esperienza personale — nella preghiera, nell’ascolto della Parola, nell’incontro con lui nei sacramenti e nella vita quotidiana — nasce la chiarezza.

“Per ucciderlo” non è solo un’azione esterna. Può diventare anche un atteggiamento interiore, ogni volta che mettiamo a tacere la verità, evitiamo la conversione o rifiutiamo ciò che ci mette in discussione. Ma esiste un’altra possibilità: possiamo lasciare che la sua presenza, anche quando ci disturba, ci trasformi.

Colui che gli uomini volevano eliminare è colui che dona la vita. Colui che mette in crisi le nostre sicurezze è colui che ci guida alla verità. Se non gli resistiamo, ma restiamo con lui, la nostra confusione può diventare fede e la nostra resistenza può diventare discepolato.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

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