Lectio Quotidiana. Mar, 17 marzo 2026. Quell’uomo guarì

Lectio Quotidiana

Mar, 17 marzo 2026

Quarta settimana di Quaresima – martedì

Ez 47,1–9.12. Gv 5,1–16

Quell’uomo guarì

Il Vangelo di oggi presenta il terzo grande segno nel Vangelo di Giovanni. I primi segni avevano portato le persone a credere in Gesù. Ma da questo segno in poi qualcosa cambia. Ogni miracolo è seguito da un lungo insegnamento di Gesù e, invece della fede, comincia a crescere l’opposizione. La luce di Cristo rivela non solo la guarigione, ma anche la resistenza del cuore umano.

La scena si svolge a Gerusalemme, vicino alla piscina chiamata Betzatà. Attorno a questa piscina giacciono molti malati, ciechi e storpi. Tra loro c’è un uomo che è malato da trentotto anni. Per quasi quattro decenni ha vissuto nella stessa condizione, sdraiato sui gradini, aspettando qualcuno che lo aiuti a entrare nell’acqua quando viene agitata.

Gesù lo vede e gli fa una domanda semplice ma profonda: «Vuoi guarire?» L’uomo spiega la sua situazione. Quando l’acqua si agita, qualcun altro arriva prima di lui. Non ha nessuno che lo aiuti. La sua vita è diventata una lunga attesa: attesa di guarigione, attesa di aiuto, attesa di cambiamento.

Allora Gesù pronuncia una parola di autorità: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina».

E il Vangelo dice semplicemente: «E subito quell’uomo fu guarito».

La prima lettura del profeta Ezechiele ci aiuta a comprendere più profondamente questo momento. Ezechiele vede una visione di acqua che esce dal tempio di Gerusalemme. All’inizio è solo un piccolo ruscello, ma diventa un grande fiume. Ovunque l’acqua scorre, appare la vita. Crescono gli alberi, il deserto diventa fertile e perfino il mare morto si riempie di vita.

L’acqua diventa il simbolo della presenza di Dio che dona la vita.

Il popolo d’Israele aveva sperimentato l’esilio, la perdita e la distruzione. Gerusalemme era stata devastata. Eppure Dio promette un rinnovamento. Dal luogo della presenza di Dio scorre un fiume che restituisce la vita.

La scena del Vangelo richiama proprio questa visione. A Gerusalemme c’è una piscina le cui acque erano ritenute capaci di guarire quando venivano agitate. Le persone aspettano con ansia quel momento. Ma prima che un angelo agiti l’acqua, arriva il Figlio di Dio.

Colui che aveva detto alla donna samaritana: «Io ti darò acqua viva», ora sta accanto a questa piscina come la vera sorgente di guarigione. Il miracolo mostra che la vita non viene semplicemente dall’acqua, ma dalla presenza stessa di Cristo.

Quando Gesù arriva, la guarigione comincia a scorrere — non solo nella piscina, ma nella vita dell’uomo che aveva sofferto per trentotto anni.

Eppure il Vangelo presenta un forte contrasto. L’uomo che per decenni giaceva senza aiuto diventa sano e libero. Ma coloro che si vantano di osservare la legge restano interiormente chiusi.

Poiché la guarigione avviene di sabato, le autorità religiose cominciano a perseguitare Gesù. Invece di gioire perché un uomo ha ritrovato la vita, si concentrano sulla violazione delle loro regole.

Il Vangelo usa l’espressione «i Giudei», ma qui non indica un intero popolo o un’etnia. Indica piuttosto coloro che rifiutano di riconoscere Gesù e restano chiusi alla fede. Nel Vangelo di Giovanni il significato più profondo del peccato è proprio questo rifiuto di credere.

Così la vera paralisi della storia non è solo quella dell’uomo che giace accanto alla piscina. La paralisi più profonda è nel cuore di chi non riesce a riconoscere l’opera di Dio quando avviene davanti ai suoi occhi.

Questo Vangelo ci invita a riflettere sulla nostra vita.

Primo. La visione di Ezechiele ci ricorda che Dio può trasformare ciò che è sterile. Gerusalemme era stata devastata, ma il profeta la vede piena di acqua che dà vita. Anche nella nostra vita ci sono parti aride, ferite o ferme. Ma la grazia di Dio può rinnovarle. Ciò che oggi sembra senza vita può diventare un luogo di nuova vita.

Secondo. L’uomo viveva in quella condizione da trentotto anni. Con il tempo anche la sofferenza può diventare familiare. A volte ci abituiamo ai nostri limiti, alle nostre abitudini, alle nostre paure o ai nostri peccati. Restiamo sugli stessi “gradini” per anni. La domanda di Gesù risuona oggi anche per noi: «Vuoi guarire?» La conversione comincia quando abbiamo il coraggio di rispondere con sincerità.

Terzo. Questa storia ci interroga anche su come reagiamo al bene che accade agli altri. Quando qualcuno vicino a noi riceve una benedizione, una guarigione o un nuovo inizio, come reagiamo? Ci rallegriamo con lui? Oppure reagiamo come i critici del Vangelo, cercando motivi per mettere in dubbio o sminuire la sua gioia?

Un cuore che incontra davvero Cristo impara a gioire per la grazia che appare nella vita degli altri.

La Quaresima è proprio questo cammino: dalla paralisi alla vita.

Cristo sta davanti a ciascuno di noi come stava davanti a quell’uomo vicino alla piscina. Non aspetta che l’acqua si muova. Egli stesso è l’acqua viva. La sua parola risveglia ciò che è addormentato, guarisce ciò che è ferito e ci dà la forza di rialzarci. E così oggi ascoltiamo ancora una volta il risultato semplice ma potente della sua grazia: «E quell’uomo fu guarito».

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

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