Lectio Quotidiana
Lun, 16 marzo 2026
Quarta Settimana di Quaresima, lunedì
Isaia 65,17–21. Giovanni 4,43–54
“Non più morte”
Entrando nella quarta settimana di Quaresima, le letture di questi giorni ci invitano a riflettere sulle promesse del Messia nell’Antico Testamento e su come queste promesse si compiono in Gesù. Allo stesso tempo, queste letture orientano anche il nostro sguardo verso il mistero della passione, morte e risurrezione di Gesù.
Le letture di oggi portano un messaggio forte: alla presenza del Messia, la morte non ha l’ultima parola.
1. Un mondo dove la morte perde il suo potere
Nella prima lettura, il profeta Isaia parla di un futuro nuovo che Dio promette al suo popolo quando ritornerà dall’esilio. Il popolo di Giuda aveva vissuto sofferenza, perdita e dispersione. Ma Dio promette loro un nuovo inizio.
Isaia descrive questo futuro con immagini molto belle. Prima di tutto, Dio stesso gioisce per Gerusalemme. Dice che in quella città non si udranno più pianto né grida di dolore. Dio non resta lontano dalla sofferenza umana. Egli toglie la tristezza e restituisce la gioia. Quando Dio gioisce per il suo popolo, anche il popolo comincia a gioire.
In secondo luogo, Isaia parla di una lunga vita. Nel mondo biblico la lunga vita era vista come un dono e una benedizione di Dio. Gli esseri umani non possono aggiungere giorni alla propria vita con le proprie forze. La scienza, la medicina e la tecnologia possono forse ritardare la morte per un tempo, ma non possono fermare la morte o l’invecchiamento.
Ma nel tempo del Messia, dice Isaia, la vita fiorirà.
In terzo luogo, Isaia usa un’immagine molto forte: anche se qualcuno morirà in età avanzata, sarà considerato come se fosse morto ancora giovane. La morte sembrerà molto lontana dalla vita umana.
Il profeta non sta parlando solo di una lunga vita biologica. Indica una verità più profonda: nel futuro di Dio la vita vincerà sulla morte.
2. Un padre davanti alla morte
Il Vangelo mostra come questa promessa comincia a realizzarsi nel ministero di Gesù. Un funzionario del re viene da Gesù perché suo figlio sta morendo. Il padre è disperato. Viaggia da Cafarnao a Cana per chiedere aiuto a Gesù.
Dice a Gesù: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia.» Dietro questa richiesta sentiamo la paura più profonda del cuore umano: la paura di perdere la vita. Ma Gesù risponde in modo sorprendente. Invece di andare subito con lui, dice semplicemente: «Va’, tuo figlio vive.»
Il miracolo avviene solo attraverso la parola di Gesù.
Il Vangelo ci dice qualcosa di molto importante: «Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.» Prima di vedere il miracolo, crede alla parola.
3. La potenza della parola di Gesù
Questo miracolo rivela qualcosa di molto profondo su Gesù. Prima di tutto, la guarigione avviene a distanza. Gesù non va nemmeno alla casa del ragazzo. Eppure, il bambino guarisce. Questo mostra che Gesù ha autorità anche sullo spazio. Il suo potere non è limitato dalla distanza.
In secondo luogo, Gesù mostra autorità sulla morte stessa. Il ragazzo era vicino alla morte. Ma la parola di Gesù restituisce la vita. Più avanti nel Vangelo, Gesù dirà: «Io sono la risurrezione e la vita.» La guarigione di questo ragazzo è un segno che indica questa verità più grande.
4. Un cammino di fede
La storia descrive anche un cammino di fede. Il funzionario comincia il suo viaggio verso Gesù, portando nel cuore paura e preoccupazione per suo figlio. Dopo aver incontrato Gesù, comincia un altro viaggio verso casa, ma ora porta nel cuore qualcosa di nuovo: la fede. Quando i suoi servi lo incontrano sulla strada e gli dicono che il figlio è vivo, capisce che la guarigione è avvenuta proprio nell’ora in cui Gesù aveva parlato.
In quel momento il Vangelo dice: «Egli credette con tutta la sua famiglia.» Il miracolo non restituisce solo la vita al figlio. Suscita anche la fede in tutta la famiglia.
5. Gesù e la fine della morte
Quando leggiamo questo Vangelo insieme alla profezia di Isaia, vediamo un messaggio più profondo. Isaia parlava di un tempo in cui il pianto sarebbe scomparso, la vita sarebbe fiorita e la morte avrebbe perso il suo potere.
In Gesù questa promessa comincia a realizzarsi. Ogni guarigione, ogni segno, ogni gesto di compassione indica la grande vittoria che verrà con la risurrezione di Gesù. Colui che dona la vita agli altri risorgerà lui stesso dai morti. Per questo motivo la morte e le tenebre non possono tenerci prigionieri per sempre. Il nostro Dio è il Dio che vince la morte.
6. L’invito della Quaresimaa
Durante la Quaresima pensiamo spesso al peccato, alla sofferenza e alla croce. Ma le letture di oggi ci ricordano che il cammino quaresimale non conduce solo alla croce, ma anche alla vita nuova.
Il funzionario credette prima di vedere. La sua fede si è appoggiata sulla parola di Gesù. Questo è lo stesso invito rivolto anche a noi oggi. Quando affrontiamo malattia, perdita, paura o incertezza, anche noi siamo chiamati a fidarci della parola di Cristo. La fede non elimina tutte le difficoltà, ma apre la porta alla vita. Chi si fida di Cristo cammina sempre verso la vita.
La guarigione del figlio del funzionario è un segno che indica il miracolo più grande di tutti: la risurrezione di Gesù. E poiché Cristo ha vinto la morte, anche noi possiamo camminare nella vita con speranza. Perché in lui la promessa di Dio si compie: «Non più morte.»
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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