Lectio Quotidiana
Sab, 14 marzo 2026
Terza settimana di Quaresima – sabato
Osea 6,1–6. Luca 18,9–14
Due tipi di preghiera
Oggi la Parola di Dio ci invita a riflettere su due tipi di preghiera, cioè su due atteggiamenti del cuore umano davanti a Dio. Nel Vangelo, Gesù racconta una parabola semplice ma molto forte. Due uomini salgono al tempio per pregare. Uno è un fariseo, un uomo religioso molto rispettato. L’altro è un pubblicano, un uomo considerato dalla società come peccatore e traditore.
Entrambi sono nello stesso luogo. Entrambi stanno pregando. Eppure, le loro preghiere sono completamente diverse.
1. Preghiera centrata su sé stessi
Il fariseo sta in piedi con sicurezza e comincia a pregare. Ma, se ascoltiamo bene, notiamo qualcosa di sorprendente: la sua preghiera è centrata su sé stesso. Dice: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini: ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago la decima di tutto quello che possiedo». Il fariseo elenca le sue buone azioni. Parla del suo digiuno, della sua decima e della sua vita morale. La sua preghiera diventa quasi un curriculum spirituale, una lista dei suoi meriti.
In modo sottile, si confronta anche con gli altri. La sua preghiera non apre il cuore a Dio; invece chiude il cuore verso gli altri. Questo tipo di preghiera può entrare facilmente anche nella nostra vita. A volte la nostra preghiera diventa quasi un resoconto a Dio: «Signore, ho fatto questo. Ho fatto quello. Ho compiuto i miei doveri». A volte ci aspettiamo anche che Dio ci ricompensi per le nostre buone azioni.
Così la preghiera diventa quasi uno scambio con Dio, come se facessimo affari con Lui. Ma la vera preghiera non è una trattativa. È una relazione.
2. Preghiera centrata su Dio
Il pubblicano prega in modo molto diverso. Sta a distanza. Non osa nemmeno alzare gli occhi al cielo. Si batte il petto e dice semplicemente: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». La sua preghiera è molto breve. Non ci sono molte parole. Non c’è una lista di buone azioni. Non c’è nessun confronto con gli altri.
La sua preghiera è invece centrata sulla misericordia di Dio. Riconosce la sua fragilità. Sa che non può salvare sé stesso. Si affida completamente alla compassione di Dio. E Gesù fa un’affermazione sorprendente: «Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro». Le attese religiose del tempo di Gesù vengono capovolte. Non è l’abbondanza delle parole, non è la quantità delle buone opere, e nemmeno la giustizia esteriore che ci conduce a Dio. È la misericordia di Dio che ci giustifica.
3. L’insegnamento della prima lettura
La prima lettura del profeta Osea esprime la stessa verità. Dio dice attraverso il profeta: «Voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti». Dio non cerca prima di tutto offerte esterne o pratiche religiose esteriori. Ciò che desidera è un cuore che conosce la sua misericordia. La religione senza umiltà diventa orgoglio. La preghiera senza sincerità diventa parole vuote. Ma quando una persona incontra davvero la misericordia di Dio, la preghiera diventa semplice, sincera e umile.
4. La grandezza dell’umiltà
Gesù conclude la parabola con un principio spirituale molto profondo: «Chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato». L’umiltà non significa pensare male di sé stessi. Significa vedere sé stessi con verità davanti a Dio. L’umiltà vuol dire riconoscere due realtà nello stesso tempo: la nostra debolezza e la misericordia di Dio. Il fariseo vedeva solo la propria bontà. Il pubblicano vedeva la misericordia di Dio. Per questo il pubblicano tornò a casa giustificato.
5. Esaminare la nostra preghiera
Il Vangelo di oggi invita ciascuno di noi a porre una domanda semplice ma importante: che tipo di preghiera faccio? La mia preghiera è centrata su di me — sui miei risultati, sui miei progetti, sulla mia bontà? Oppure è centrata su Dio — sulla sua misericordia, sulla sua grazia, sul suo amore? A volte la preghiera più vera può essere solo una frase: «Signore, abbi pietà di me». Durante questo tempo di Quaresima, la Chiesa ci invita a riscoprire questa preghiera umile. La Quaresima non serve soprattutto a dimostrare la nostra forza spirituale. Serve ad aprire il cuore alla misericordia di Dio. Più ci avviciniamo a Dio, più comprendiamo il nostro bisogno della sua grazia.
6. La preghiera che Dio ascolta
Alla fine, Dio non ascolta la preghiera più lunga, ma il cuore più sincero. Il fariseo ha detto molte parole, ma il suo cuore è rimasto chiuso. Il pubblicano ha detto poche parole, ma il suo cuore era aperto. E quel cuore aperto è stato sufficiente. Che questo Vangelo ci aiuti a riscoprire il vero spirito della preghiera: non l’orgoglio, ma l’umiltà; non l’auto-giustificazione, ma la fiducia nella misericordia di Dio. E che la nostra preghiera ripeta sempre il semplice grido del pubblicano: «O Dio, abbi pietà di me peccatore».
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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