Lectio Quotidiana. Lun, 9 marzo ‘26. Rifiuto e resilienza

Lectio Quotidiana

Lun, 9 marzo ‘26

Terza Settimana di Quaresima – Lunedì

2 Re 5,1–15. Salmo 42. Luca 4,24–30

Rifiuto e resilienza

Dalla terza settimana di Quaresima la Chiesa comincia a orientare il nostro sguardo verso la Passione di Cristo. Le letture ci conducono più direttamente verso il mistero della croce. Tuttavia, la sofferenza di Gesù non inizia solo negli ultimi giorni della sua vita. In molti modi la Passione accompagna Gesù fin dall’inizio. Poco dopo la sua nascita, il re Erode cerca già di ucciderlo. L’ombra del rifiuto segue Gesù dalla culla fino alla croce.

Il Vangelo di oggi ci mostra un altro momento di questo rifiuto. Gesù ritorna a Nazaret, il suo paese, e parla nella sinagoga. La gente lo conosce. L’hanno visto crescere. All’inizio lo ascoltano, ma presto cominciano a dubitare: «Non è il figlio di Giuseppe?». Invece di accogliere il suo messaggio, diventano sospettosi verso la sua persona. Non guardano a ciò che dice, ma alla sua origine.

La familiarità diventa un ostacolo alla fede. Invece di dire: «Bravo, figlio del nostro paese», cominciano a dubitare: «Non è forse il figlio del carpentiere?». Gesù allora ricorda una verità difficile: spesso i profeti sono accolti dagli stranieri e rifiutati dalla propria gente. Per spiegare questo, Gesù cita due esempi della storia di Israele. Durante una carestia, il profeta Elia fu mandato non alle vedove d’Israele, ma a una vedova di Sarepta, in terra straniera. E al tempo del profeta Eliseo, anche se molti lebbrosi vivevano in Israele, fu guarito Naaman il Siro. La grazia di Dio non è limitata dalla familiarità, dalla nazionalità o dalle aspettative umane.

Queste parole offendono profondamente la gente di Nazaret. Il loro orgoglio è ferito e la loro mentalità ristretta è messa in discussione. Quella che era curiosità si trasforma presto in rabbia. Trascinano Gesù fino al bordo del monte su cui è costruita la città e cercano di gettarlo giù. In questo momento vediamo che la croce è già presente nella vita di Gesù molto prima del Calvario.

Colpisce però il modo in cui Gesù reagisce. Non discute. Non compie miracoli per dimostrare chi è. Non invoca un castigo dal cielo. Il Vangelo dice semplicemente che passò in mezzo a loro e se ne andò. Questo è un esempio sorprendente di resilienza. Gesù non permette che il rifiuto distrugga la sua missione. Continua il suo cammino con calma.

La prima lettura offre un’altra prospettiva con la storia di Naaman, il comandante siriano che soffre di lebbra. Il suo cammino verso la guarigione comincia con le semplici parole di una giovane serva che parla del profeta in Israele. Quando Naaman arriva da Eliseo, si aspetta qualcosa di spettacolare. Invece riceve un ordine molto semplice: lavarsi sette volte nel fiume Giordano. All’inizio si sente offeso e resiste. Il suo orgoglio non accetta una cosa così semplice. Ma quando si umilia e obbedisce, viene guarito. La guarigione di Naaman comincia non con la forza, ma con l’umiltà.

La Parola di Dio oggi ci invita a riflettere su due domande. La prima: come accogliamo Gesù nella nostra vita? A volte possiamo assomigliare alla gente di Nazaret. Pensiamo di conoscere già Gesù e per questo smettiamo di ascoltarlo. Quando le sue parole mettono in discussione le nostre idee o la nostra comodità, resistiamo. Ma la fede vera richiede apertura e umiltà.

La seconda domanda è questa: come reagiamo quando incontriamo il rifiuto nella nostra vita? Chi cerca di fare il bene, di dire la verità o di vivere con fedeltà incontrerà prima o poi incomprensione o opposizione. La tentazione è reagire con rabbia, amarezza o scoraggiamento. Ma Gesù ci mostra un’altra strada. Accoglie il rifiuto senza perdere la pace e continua la sua missione senza rancore.

Il Salmo 42 ci mostra la fonte di questa resilienza: «L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente». Quando il nostro cuore rimane radicato in Dio, il rifiuto non può distruggerci. La nostra forza non viene dall’approvazione degli altri, ma dalla nostra relazione con il Signore.

La Quaresima ci insegna proprio questa forza silenziosa. Quando arriva il rifiuto, siamo chiamati non a reagire con rabbia, ma a continuare a camminare nella fede. Come Gesù, andiamo avanti con pace. Come Naaman, cresciamo nell’umiltà. E come il salmista, manteniamo la nostra sete rivolta a Dio. Nelle mani di Dio, anche il rifiuto può diventare l’inizio di una missione più profonda.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

Leave a comment