Lectio Quotidiana
Mar, 3 marzo ‘26
Seconda Settimana di Quaresima – Martedì
Is 1,10.16–20; Mt 23,1–12
Parole e Azioni
Oggi la Parola di Dio ci invita a porci una domanda semplice ma esigente: le nostre parole diventano azioni?
Le parole sono potenti. Non servono solo per comunicare, ma anche per creare. Quando viene dato un comando, qualcosa si realizza. Quando una promessa viene mantenuta, nasce una nuova realtà. Anche la storia è cambiata grazie a parole pronunciate con convinzione e trasformate in azione. Le parole possono ispirare, risvegliare le coscienze, orientare il futuro. Ma le parole da sole non bastano.
Nel Vangelo, Gesù parla degli scribi e dei farisei. Dice: «Fate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno» (Mt 23,3). Le loro parole erano giuste. Il loro insegnamento era corretto. Ma c’era una distanza tra ciò che dicevano e ciò che vivevano. È questa distanza che Gesù condanna.
Amavano i titoli: “Rabbì”, “Padre”, “Maestro”. Cercavano il riconoscimento senza responsabilità, l’onore senza umiltà. La loro identità dipendeva da come venivano chiamati, non da come vivevano.
Gesù ci insegna una verità fondamentale: una guida senza coerenza diventa ipocrisia. Un’autorità senza esempio diventa vuota. I titoli senza testimonianza diventano rumore.
Anche il profeta Isaia parla con lo stesso tono. Dio rimprovera il popolo perché offre sacrifici ma dimentica la giustizia. Ascolta le sue parole ma non le mette in pratica. Per questo il Signore dice: «Lavatevi, purificatevi… cessate di fare il male, imparate a fare il bene; cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso» (Is 1,16–17). A Dio non bastano parole religiose. Egli desidera una vita trasformata.
Nel salmo responsoriale, Dio domanda: «Perché vai ripetendo i miei decreti?» È una domanda forte. Con quale diritto parliamo della Parola di Dio se non la viviamo?
Le parole che non diventano azione sono come semi caduti sulla pietra: appaiono per un momento e poi scompaiono. Ma le parole che si fanno azione generano vita.
Questo vale anche per la nostra crescita personale. Non sono solo i libri di auto-aiuto, il svegliarsi presto o il lavorare tanto a cambiarci. Il cambiamento inizia quando le parole che diciamo — agli altri e a noi stessi — diventano decisioni concrete. Quando dico: “Perdonerò” e davvero perdono, nasce qualcosa di nuovo in me. Quando dico: “Mi alzerò alle cinque” e mi alzo, nasce la disciplina. Quando la promessa diventa pratica, si forma il carattere.
La fiducia cresce quando parole e azioni sono unite.
Lo stesso vale per la Chiesa. La predicazione deve diventare servizio. La preghiera deve diventare misericordia. La fede deve diventare giustizia. Altrimenti rischiamo di parlare bene ma vivere in modo superficiale.
La Quaresima è tempo di unità interiore. Ci invita a ridurre la distanza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo. Ci chiama a passare dall’intenzione alla decisione, dalla parola alla pratica.
Gesù è il nostro modello. Non insegna soltanto l’umiltà: la vive. Non parla soltanto di servizio: lava i piedi. Non predica soltanto l’amore: dona la vita. In Lui, Parola e Azione sono una cosa sola.
Questa unità riflette Dio stesso. Nella Bibbia, la Parola di Dio non è mai vuota. Quando Dio parla, qualcosa accade. Inizia la creazione. Nascono alleanze. Si compie la salvezza. La Parola si fa carne.
Anche noi siamo chiamati a questa coerenza. Le nostre parole non devono svanire nell’aria, ma prendere forma nelle nostre scelte.
Oggi esaminiamo il nostro parlare: Promettiamo più di quanto facciamo? Correggiamo gli altri ma trascuriamo noi stessi? Cerchiamo riconoscimento senza responsabilità? Non siano le nostre parole a definirci, ma le nostre azioni.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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