Lectio Quotidiana
Dom, 1 marzo ‘26
Seconda Domenica di Quaresima
Gen 12,1-4a. 2 Tm 1,8b-10. Mt 17,1-9
Dalla Visione alla Vocazione
In questa Seconda Domenica di Quaresima, la Chiesa sposta con delicatezza la nostra attenzione: dal monte delle tentazioni al monte della trasfigurazione. Domenica scorsa eravamo con Gesù nel deserto, davanti alla fame, al potere e alla paura. Oggi siamo invitati a salire un altro monte. Non per lottare, ma per contemplare la gloria. Non per resistere al diavolo, ma per ascoltare il Figlio amato. La Quaresima non è solo disciplina e rinuncia; è anche visione e direzione.
Si racconta una piccola storia. Un viaggiatore si perse di notte tra le montagne. Stanco e impaurito, si sedette senza più forza per camminare. All’alba, con la luce, scoprì di essere stato seduto a pochi passi da un precipizio. Non fu la sua forza a salvarlo, ma la luce. La Trasfigurazione è questa luce. Non toglie la croce che ci attende, ma ci mostra dove siamo e perché dobbiamo andare avanti.
Nel Vangelo, Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li conduce su un alto monte. Davanti a loro si trasfigura. Il suo volto diventa splendente, le sue vesti bianchissime, e una voce dalla nube dice: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo». Questo momento arriva in un tempo decisivo. Gesù ha già parlato della sua passione e morte. I discepoli sono confusi e spaventati. La Trasfigurazione non è fuga dalla realtà, ma preparazione ad affrontarla con fede.
La prima lettura ci presenta un altro momento decisivo. Dio chiama Abram: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò». Non riceve una mappa, ma una promessa. Deve lasciare ciò che conosce e fidarsi di ciò che non vede. Anche la Quaresima è così. Ci invita a lasciare abitudini, sicurezze e atteggiamenti che ci tengono comodi ma non liberi, per camminare verso il futuro che Dio promette.
Abram e i discepoli rispecchiano il nostro cammino. Noi vogliamo chiarezza prima dell’impegno, certezza prima dell’obbedienza. Ma Dio dà luce per il passo successivo, non per tutta la strada. La conversione non è un cambiamento spettacolare una volta per tutte; è una scelta quotidiana di fidarsi un po’ più di Dio e un po’ meno di noi stessi.
San Paolo, nella seconda lettura, incoraggia Timoteo a non vergognarsi del Vangelo, ma a condividere anche la sofferenza, sostenuto dalla grazia di Dio. La salvezza non è opera nostra; è iniziativa di Dio, manifestata pienamente in Cristo Gesù. La Quaresima non serve a dimostrare che siamo santi, ma a lasciare che la grazia di Dio ci trasformi.
C’è anche un piccolo avvertimento. Pietro vuole restare sul monte, costruire tende e fermare quel momento. Ma la visione non si può trattenere. Gesù li conduce di nuovo a valle, verso Gerusalemme, verso la croce. Le esperienze spirituali sono preziose — la preghiera, i ritiri, le devozioni — ma sono vere solo se ci riportano alla vita con più fede, più compassione e più coraggio.
La voce dal cielo dà un comando chiaro: «Ascoltatelo». Forse qui sta il cuore della Quaresima. Ascoltare Cristo in mezzo al rumore della nostra vita. Lasciare che la sua parola corregga i nostri pregiudizi, consoli le nostre paure e cambi le nostre priorità. Preghiera, digiuno ed elemosina non sono un fine; sono un modo per accordare il cuore e riconoscere meglio la sua voce.
Continuando il cammino quaresimale, la Chiesa ci invita alla speranza. La luce del monte ci è donata per attraversare le valli della vita senza perdere la fede. Come Abram, siamo chiamati a partire con fiducia. Come i discepoli, siamo invitati a vedere Cristo in modo nuovo e a seguirlo più profondamente.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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