Lectio Quotidiana. Gio, 26 Febbraio ‘26. La forza della preghiera

Lectio Quotidiana

Gio, 26 Febbraio ‘26

Prima Settimana di Quaresima – Giovedì

Est 4,12.14-16.23-25; Mt 7,7-12

La forza della preghiera

“Che cosa posso fare? Sono debole.” Questa domanda nasce in molti cuori. Quando le situazioni ci superano, quando le porte sembrano chiuse, quando le decisioni sono fuori dal nostro controllo, ci sentiamo piccoli e impotenti. Oggi la Parola di Dio ci insegna che ciò che non possiamo fare con la nostra forza, possiamo iniziarlo con la preghiera.

Nella prima lettura incontriamo la regina Ester. Dietro la sua preghiera c’è una crisi. È stato emanato un decreto per distruggere il popolo ebraico. Una congiura politica ha ricevuto l’approvazione del re. L’autorità umana sembra assoluta. Il potere è già in azione.

Ester lo viene a sapere solo attraverso Mardocheo. Esita. Presentarsi al re senza essere chiamata poteva costarle la vita. Si trova davanti al limite della sua capacità. Non può cambiare il decreto. Non può comandare al re. Non può fermare il complotto.

Proprio qui inizia la preghiera.

Quando arriviamo ai nostri limiti, alziamo gli occhi a Dio. La preghiera nasce non dalla forza, ma dal riconoscimento sincero della nostra debolezza. Ester depone le sue vesti regali e si presenta davanti a Dio con umiltà. Digiuna. Chiede al suo popolo di digiunare con lei. Non prega come regina, ma come figlia d’Israele.

La preghiera dà una nuova prospettiva. Ricorda a lei — e a noi — che l’autorità umana è inferiore a quella divina. I ministri possono tramare, i re possono firmare decreti, le strutture possono sembrare forti. Ma sopra ogni trono c’è Dio. La storia non si muove solo per decisioni umane, ma sotto la provvidenza divina.

Questo non significa passività. Ester non rimane solo in preghiera. La preghiera le dà coraggio per agire. Andrò dal re. Rischierò la vita. La preghiera non sostituisce la responsabilità; la rafforza.

Un altro elemento importante è che la preghiera è un’esperienza comunitaria. Ester non prega da sola. Chiede a tutti gli ebrei di Susa di digiunare e pregare con lei. Anche se la preghiera è personale, non è mai isolata. Quando una comunità prega, la fede cresce. Ci sosteniamo a vicenda davanti a Dio.

Anche nella nostra vita possiamo pregare in privato. Ma quando la Chiesa prega — nelle famiglie, nelle parrocchie, nella liturgia — accade qualcosa di più profondo. Comprendiamo che non siamo soli nella lotta. La preghiera diventa comunione.

Il Vangelo approfondisce questo insegnamento. Gesù dice:

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto.”

All’inizio può nascere una domanda. In un altro momento Gesù dice che il Padre sa di cosa abbiamo bisogno prima ancora che lo chiediamo. Se Dio già lo sa, perché dobbiamo chiedere?

Non c’è contraddizione.

Dio conosce i nostri bisogni. Ma la preghiera non serve prima di tutto a informare Dio. Serve a trasformare noi. Quando chiediamo, prendiamo coscienza di ciò che ci serve davvero. Quando cerchiamo, chiarifichiamo il nostro desiderio. Quando bussiamo, ci mettiamo in cammino con perseveranza.

La preghiera ci unisce a Dio.

Un figlio non parla al padre perché il padre non sa. Parla per entrare in relazione. Così anche noi. Con la preghiera allineiamo la nostra volontà alla volontà di Dio. Apriamo la porta del nostro cuore perché la grazia possa agire.

Gesù usa verbi semplici: chiedere, cercare, bussare. Non sono parole passive.

Chiedere significa riconoscere la nostra dipendenza.

Cercare significa iniziare un cammino.

Bussare significa perseverare.

La preghiera non è magia. Non elimina lo sforzo. Lo sostiene. Ester ha pregato — e poi ha agito. Anche noi preghiamo — e poi continuiamo il nostro lavoro con coraggio rinnovato.

La forza della preghiera non sta nel togliere ogni difficoltà. Sta nel dare speranza, chiarezza, forza e perseveranza. Ci ricorda che quando tutte le porte esterne sembrano chiuse, la porta interiore verso Dio è sempre aperta.

Le letture di oggi ci insegnano tre cose:

Primo: nei nostri momenti di limite — quando diciamo “non posso più” — proprio allora dobbiamo cercare Dio. Facciamo ciò che possiamo. Il resto lo affidiamo a Lui.

Secondo: anche se invochiamo Dio nella preghiera, spesso Egli agisce attraverso di noi. Non possiamo pregare e restare inattivi. La grazia opera attraverso mani disponibili.

Terzo: dobbiamo crescere nella chiarezza. Che cosa cerchiamo davvero? Senza chiarezza, la nostra ricerca diventa confusa. La preghiera purifica il desiderio.

Mentre continuiamo il cammino quaresimale, riscopriamo la forza della preghiera: non fuga, ma incontro; non debolezza, ma forza; non isolamento, ma comunione.

Quando siamo deboli, preghiamo.

Quando preghiamo, siamo rafforzati.

Quando siamo rafforzati, agiamo con coraggio.

E sopra ogni autorità umana, sopra ogni decreto, sopra ogni paura, c’è il Dio fedele — che ascolta, guida e apre la porta.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

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