Lectio Quotidiana. Mer, 25 febbraio ‘26. Più grande di Giona

Lectio Quotidiana

Mer, 25 febbraio ‘26

Prima settimana di Quaresima, mercoledì

Giona 3,1–10. Luca 11,29–32

Più grande di Giona

Oggi la Parola di Dio ci presenta un confronto molto forte. Gesù dice: «Qui c’è uno più grande di Giona». E ancora: «Qui c’è uno più grande di Salomone».

Per capire questo, dobbiamo prima capire Giona. Nella tradizione ebraica, il libro di Giona è spesso letto più come un racconto educativo (midrash) che come una storia profetica in senso stretto. È una storia che insegna. Il nome “Giona” significa “colomba”. La colomba è simbolo di pace. Però il profeta che porta questo nome inizia la sua storia non con la pace, ma con resistenza e rabbia.

Il libro gira attorno a tre persone: Giona, Dio e gli abitanti di Ninive. All’inizio, Ninive è nel peccato, Dio appare arrabbiato, e Giona rifiuta la sua missione. Ma alla fine succede qualcosa di sorprendente: il popolo si converte, Dio mostra misericordia, e Giona – anche se fatica – deve confrontarsi con la compassione misteriosa di Dio. In un certo senso, tutti e tre cambiano.

Ninive era la capitale dell’impero assiro. Nel 723–722 a.C., l’Assiria distrusse il regno del Nord di Israele. Per Israele, Ninive era simbolo di oppressione e umiliazione. Il popolo portava dentro rabbia e risentimento. La fuga di Giona dalla chiamata di Dio riflette questa ferita storica. Non voleva che i suoi nemici ricevessero misericordia.

Attraverso questa storia, Israele doveva imparare tre lezioni importanti: Primo: non è la rabbia che salva, ma la misericordia. Secondo: le vie di Dio sono uniche e vanno oltre la nostra comprensione. Non possiamo controllare la sua compassione. Terzo: il male non sempre viene eliminato subito; a volte dobbiamo imparare a vivere in un mondo ferito, fidandoci della giustizia di Dio.

Giona va a Ninive, ma solo la seconda volta. Predica controvoglia. Annuncia distruzione. Eppure, anche questo piccolo sforzo diventa occasione di grande conversione. Tutta la città si pente. La storia di Ninive si può dividere in due parti: prima di Giona e dopo Giona. La sua parola evita la distruzione.

Nel Vangelo di oggi entra in scena Gesù. I suoi contemporanei chiedono un segno. Vogliono prove. Vogliono qualcosa di straordinario. Gesù rifiuta. Offre invece due segni: Salomone e Giona.

Salomone rappresenta la sapienza. La regina del Sud viaggiò da lontano per ascoltarlo. Giona rappresenta la predicazione che ha portato un’intera città alla conversione. Ma Gesù dice: «Qui c’è uno più grande di Salomone». «Qui c’è uno più grande di Giona».

Perché Gesù è più grande?

Giona accetta la missione solo dopo aver resistito; Gesù la accoglie fin dall’inizio. Giona predica controvoglia; Gesù annuncia con amore e autorità. Giona proclama distruzione; Gesù annuncia vita. Giona attraversa Ninive in fretta; Gesù cammina con pazienza tra i poveri, i malati, gli esclusi. Giona offre un avvertimento; Gesù offre salvezza. Gesù non è solo un profeta. Non è solo un maestro sapiente. Egli è la sapienza di Dio fatta carne. È la misericordia di Dio in azione. Eppure, come al tempo di Giona e come al tempo di Gesù, anche noi spesso chiediamo segni.

Questo ci porta a due domande importanti.

Primo: la mia fede è ancora basata sui segni? Credo solo quando le mie preghiere sono esaudite come voglio? Solo quando vedo miracoli? Solo quando tutto va bene? Gli abitanti di Ninive si convertirono alla parola di un profeta che non voleva nemmeno andare. La regina del Sud credette ascoltando la sapienza di Salomone. Ma molti che stavano davanti a Gesù, la Parola viva, non credettero. La fede non nasce dallo spettacolo. Nasce da un cuore aperto.

Secondo: chi è Gesù per me oggi? È solo un maestro? Solo un esempio morale? Solo una figura del passato? Oppure è davvero più grande di Giona nella mia vita? Più grande di Salomone? È la voce decisiva che divide la mia vita in prima di Cristo e dopo Cristo?

Ninive ha avuto un momento di svolta. Io l’ho avuto?

La Quaresima è proprio questo momento. Una linea di confine. Una chiamata a una conversione profonda e generosa. Gesù, più grande di Giona, non chiede piccoli cambiamenti. Desidera una grande conversione, un cuore grande.

La storia di Giona ci insegna che la misericordia è più forte della rabbia. Soprattutto nel tempo di Quaresima, il fatto che Giona rimanga nel ventre del pesce per tre giorni diventa un segno: esso rappresenta Gesù nel sepolcro. Come Giona esce vivo dal pesce, così Cristo esce vivo dalla tomba. La vita di Gesù ci rivela che la misericordia è più forte della morte.

Se continuiamo a cercare segni, possiamo perdere il segno più grande che ci è già stato dato: Cristo crocifisso e risorto.

Oggi, Colui che è più grande di Giona è davanti a noi. Non nello spettacolo, ma nella semplicità: nella Parola proclamata, nell’Eucaristia celebrata, nei poveri che bussano alla nostra porta.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

Leave a comment