Lectio Quotidiana
Dom, 22 febbraio ‘26
Prima Domenica di Quaresima
Gen 2,7-9; 3,1-7. Rom 5,12-19. Mt 4,1-11
Libertà interiore
In questa Prima Domenica di Quaresima, la Parola di Dio ci invita a custodire un dono prezioso: la libertà interiore. La Quaresima non riguarda prima di tutto pratiche esterne. È un cammino per ritrovare la libertà: la libertà di appartenere totalmente a Dio, la libertà di scegliere la vita, la libertà di non essere schiavi della paura, del desiderio o dell’orgoglio.
Un racconto della letteratura ci aiuta a capire. Nel romanzo I fratelli Karamazov, Fëdor Dostoevskij narra la parabola del Grande Inquisitore. Gesù ritorna sulla terra durante l’Inquisizione spagnola. Compie gesti di misericordia, ma viene arrestato. L’Inquisitore gli dice: “Hai sbagliato nel deserto. Hai rifiutato pane, potere e miracoli. Gli uomini non vogliono la libertà, vogliono sicurezza.” Gesù non risponde con parole. Lo bacia. E viene liberato. Questo racconto mostra una verità profonda: la tentazione più grande non è il male evidente, ma perdere la libertà in cambio di sicurezza e controllo.
La prima lettura, dal Libro della Genesi (2,7–9; 3,1–7), ci porta all’inizio. L’uomo è formato dalla polvere della terra, ma riceve il soffio di Dio. Siamo fragili, ma pieni di vita divina. Vivere significa restare uniti a Dio. Il testo mostra anche una complementarità: tra spirito e corpo, tra uomo e donna, tra Dio e l’umanità.
Nel giardino, Dio dona tutto ciò che serve per vivere. Ma pone anche un limite: l’albero della conoscenza del bene e del male. Questo limite non è per soffocare, ma per proteggere. La vera libertà vive dentro la verità.
Il serpente però insinua un dubbio: “Sarete come Dio.” La tentazione cambia lo sguardo: dal dono al divieto, dalla gratitudine al sospetto. I primi uomini dimenticano tutti gli alberi ricevuti. Guardano solo quello proibito. La disobbedienza nasce dalla sfiducia.
Quando mangiano il frutto, si accorgono di essere nudi. La nudità indica fragilità e rottura. La libertà che cercavano diventa divisione. Si allontanano da Dio e tra di loro. Perdere l’obbedienza significa perdere la libertà.
Nella seconda lettura, dalla Lettera ai Romani (5,12–19), san Paolo mette a confronto Adamo e Cristo. Per la disobbedienza di uno è entrato il peccato. Per l’obbedienza di uno è venuta la grazia. Dove Adamo ha preso, Cristo ha donato. Dove Adamo ha dubitato, Cristo ha confidato.
Questo diventa concreto nel Vangelo secondo Vangelo secondo Matteo (4,1–11). Dopo il battesimo, Gesù va nel deserto per quaranta giorni. Il numero quaranta, nella Bibbia, indica prova e preparazione. Israele camminò nel deserto per quaranta anni. Fu un tempo di formazione.
Nel deserto Israele cadde tre volte: mormorò per il pane (Es 16), mise alla prova Dio a Massa e Meriba (Es 17), adorò il vitello d’oro (Es 32). Cercò sicurezza materiale, chiese prove della presenza di Dio, si abbandonò all’idolatria. Ma Gesù resta fedele.
La prima tentazione: “Trasforma queste pietre in pane.” Gesù ha fame. Il digiuno significa accettare la fame. Il tentatore propone sicurezza totale. Ma Gesù risponde: “Non di solo pane vivrà l’uomo.” Il pane è necessario, ma non basta. Se viviamo solo per il benessere materiale, perdiamo la libertà. La libertà non è cambiare tutto. È vivere bene dentro i limiti.
La seconda tentazione: “Gettati giù.” Il tentatore cita la Scrittura. È la tentazione di mettere Dio alla prova. Ma Gesù risponde: “Non metterai alla prova il Signore tuo Dio.” Al battesimo, il Padre lo aveva già chiamato Figlio amato. Gesù non ha bisogno di prove spettacolari. La libertà interiore si fonda sulla fiducia.
La terza tentazione: “Prostrati e ti darò tutti i regni del mondo.” È la tentazione del potere. Gesù risponde: “Adora il Signore Dio tuo e servi lui solo.” Prostrarsi significa consegnare la propria libertà. Gesù rifiuta di vendere la sua libertà per il potere.
In queste tre tentazioni — pane, spettacolo, potere — vediamo la stessa lotta della Genesi: sfiducia contro fiducia, egoismo contro obbedienza. Gesù resta libero perché resta obbediente al Padre. L’obbedienza non è debolezza. È forza.
I nostri primi genitori hanno perso la libertà perché non hanno fidato di Dio. Gesù la conserva perché si fida totalmente.
Anche noi viviamo deserti: fame, solitudine, confusione, vuoto spirituale. Siamo tentati di riempire tutto subito. Ma la libertà interiore cresce quando scegliamo Dio.
Il Salmo di oggi diventa la nostra preghiera: “Crea in me, o Dio, un cuore puro” (Sal 51,10).
La libertà interiore non è fare ciò che vogliamo. È scegliere ciò che è vero e buono. È restare fedeli nella prova. Gesù nel deserto non ha perso la sua libertà. L’ha custodita fino alla fine. Questa Quaresima ci insegni a custodire anche la nostra.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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