Lectio Quotidiana
Ven, 20 febbraio ‘26
Venerdì dopo le Ceneri
Isaia 58,1–9a. Salmo 51. Matteo 9,14–15
Digiuno e conversione
Oggi la Parola di Dio ci mette davanti due realtà inseparabili: il digiuno e la conversione. All’inizio del cammino di Quaresima, la Chiesa non ci chiede solo di rinunciare al cibo o di fare pratiche esteriori. Ci invita a guardare il cuore. Il digiuno senza conversione diventa un rito vuoto. La conversione senza segni concreti diventa un sentimento confuso. Le letture di oggi uniscono queste due dimensioni.
Nella prima lettura dal libro del profeta Isaia (58,1–9a), il Signore parla con forza. Il popolo digiuna, abbassa il capo, compie gesti religiosi — ma l’ingiustizia continua. I lavoratori sono oppressi. Gli affamati restano affamati. I poveri sono trascurati. Dio rifiuta un digiuno che non cambia la vita.
Il Signore domanda: «È forse questo il digiuno che voglio?» E poi risponde. Il vero digiuno è spezzare le catene dell’ingiustizia, condividere il pane con chi ha fame, accogliere chi non ha casa, vestire chi è nudo. Il digiuno non riguarda solo lo stomaco; riguarda il cuore e le mani. Non è solo privazione di cibo; è apertura verso chi soffre.
Il digiuno, quindi, è sociale. Tocca le nostre relazioni. Quando rinunciamo al cibo, dobbiamo sentire la fame — non solo la nostra, ma quella del mondo. Se il nostro digiuno non ci rende più compassionevoli, manca qualcosa. Il profeta ci ricorda che culto e giustizia non possono essere separati.
Il Salmo responsoriale, il Salmo 51, approfondisce questo messaggio: «Uno spirito contrito è sacrificio a Dio». L’attenzione passa dall’azione esterna alla trasformazione interiore. Dio non si compiace di sacrifici esteriori se il cuore resta duro. Il sacrificio che Dio desidera è umiltà, pentimento, apertura.
La conversione comincia dentro. È facile cambiare alimentazione. È più difficile cambiare atteggiamenti. È facile evitare certi cibi. È più difficile evitare orgoglio, mormorazione, rancore, egoismo. Ma questo digiuno interiore prepara il terreno alla vera carità.
Nel Vangelo secondo Matteo (9,14–15), i discepoli di Giovanni chiedono a Gesù perché i suoi discepoli non digiunano. Gesù risponde con un’immagine: possono forse gli invitati a nozze essere tristi mentre lo sposo è con loro? Verrà il tempo in cui lo sposo sarà tolto, e allora digiuneranno.
Qui Gesù ci insegna qualcosa di profondo. Il digiuno non è un fine in sé. È legato alla relazione. Esprime desiderio. Quando lo sposo non è presente, il cuore sente la mancanza. Il digiuno cristiano non è solo disciplina; è desiderio di Dio. È segno che stiamo aspettando e cercando una comunione più profonda.
Anche in Quaresima, il digiuno non è tristezza o punizione. È preparazione. Crea spazio. Semplificando la nostra vita, facciamo posto a Dio. Limitandoci, riscopriamo ciò che conta davvero.
Le letture di oggi ci invitano a esaminare la qualità del nostro digiuno. Possiamo rinunciare alla carne, ma rinunciamo alle parole dure? Possiamo mangiare meno, ma giudichiamo meno gli altri? Possiamo ridurre le comodità, ma aumentiamo gli atti di bontà? Il Signore guarda il cuore trasformato.
Esiste anche un digiuno moderno. Viviamo in un mondo pieno di rumore e distrazione. Passiamo molte ore davanti agli schermi. Forse oggi il digiuno può essere limitare l’uso dei social o del telefono. Il tempo risparmiato può diventare tempo per la preghiera, per visitare chi è solo, per ascoltare in famiglia, per servire i poveri. Così il digiuno diventa amore concreto.
La vera conversione si muove sempre in due direzioni: verso Dio e verso il prossimo. Isaia parla di liberare e condividere: è una conversione che guarisce la società. Il Salmo parla di un cuore spezzato: è una conversione che guarisce l’anima. Gesù parla dello sposo: è una conversione che rinnova la nostra amicizia con Lui.
La Quaresima ci invita a un digiuno più grande: il digiuno dell’amore. Un digiuno che libera gli altri. Un digiuno che purifica il cuore. Un digiuno che crea spazio per Cristo.
Che questa Quaresima non resti un rito esteriore. Diventi un cammino di vera conversione. Il nostro digiuno sia giustizia, sia misericordia, sia desiderio dello Sposo. Allora il Signore ci dirà: «Eccomi».
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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