Lectio Quotidiana
Mar, 17 febbraio ’26
VI Settimana del Tempo Ordinario, Martedì
Gc 1,12–18. Mc 8,14–15
Non comprendete ancora?
Nel Vangelo di oggi, Gesù pone una domanda che tocca profondamente: «Non comprendete ancora?». Non si tratta di una questione di intelligenza, ma di cuore. Le folle hanno visto le sue opere e proclamano: «Ha fatto bene ogni cosa». Eppure i discepoli, pur essendo i più vicini a Lui, faticano a comprendere chi Egli sia davvero.
I discepoli sono nella barca con Gesù. Hanno assistito ai miracoli, hanno visto i pani moltiplicati, e tuttavia continuano a preoccuparsi del pane. Quando Gesù li avverte: «Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode», essi fraintendono. Pensano che stia parlando di cibo, mentre Gesù si riferisce a qualcosa di molto più profondo.
Il lievito è piccolo, quasi invisibile, ma capace di trasformare tutta la pasta. Qui diventa immagine di atteggiamenti interiori nascosti: ipocrisia, durezza di cuore, incredulità silenziosa, resistenza alla grazia. I discepoli non colgono il significato perché la loro mente è occupata dalle preoccupazioni. Si concentrano su ciò che manca e dimenticano chi è con loro.
Questa dinamica è vicina alla nostra esperienza. Anche noi siamo nella stessa barca. Abbiamo visto la bontà di Dio, abbiamo sperimentato la sua provvidenza, abbiamo ricevuto la sua grazia. Eppure continuiamo a preoccuparci. Guardiamo ai problemi, alle difficoltà, alle incertezze, e dimentichiamo che Colui che provvede è già presente. La paura restringe lo sguardo; quando il cuore è agitato, persino Dio diventa difficile da riconoscere.
La Lettera di Giacomo offre oggi una correzione essenziale. A volte siamo tentati di attribuire a Dio le nostre prove e sofferenze. Ma Giacomo è chiaro: «Ogni dono buono e perfetto viene dall’alto». Dio non è la fonte del male. La tentazione cresce quando i nostri desideri disordinati non vengono vigilati. Se li alimentiamo, maturano nel peccato. Con grande realismo, Giacomo ci ricorda che siamo responsabili della direzione della nostra vita.
Il messaggio si armonizza con il Vangelo. Gesù dice: «Guardatevi». Giacomo dice: «Siate vigilanti». Entrambi invitano a un’attenzione interiore. Spesso la difficoltà nel comprendere Dio nasce dentro di noi. Ansie, delusioni, stanchezze e risentimenti possono offuscare la fede. Quando cresce la preoccupazione, la fiducia si indebolisce, e la memoria delle grazie ricevute svanisce.
La domanda di Gesù ritorna allora anche per noi: «Non capite ancora?». Non è una condanna, ma un invito. Un invito a ricordare la presenza di Dio, a rinnovare la fiducia, a custodire il cuore. Due semplici orientamenti emergono per la nostra vita: non lasciare che l’ansia interpreti la tua esistenza e rimani vigilante sui movimenti interiori del cuore.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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