Lectio Quotidiana
Dom, 15 febbraio ’26
VI Domenica del Tempo Ordinario
Sir 15,15-20. Sal 119. 1 Cor 2,6-10. Mt 5,17-37
Scegliere il meglio
Oggi la Parola di Dio ci invita a riflettere sulla nostra libertà e sulla nostra responsabilità.
Prima chiarificazione. Esiste un modo di pensare chiamato determinismo o fatalismo. Dice che tutto è già deciso. La sociologia afferma che l’ambiente in cui nasciamo ci condiziona. La psicologia ricorda che le ferite del passato influenzano il presente. La biologia parla dei geni che orientano le nostre tendenze. Tutto questo è vero in parte. Ma nulla di questo ci determina totalmente. Siamo influenzati, ma non siamo prigionieri.
Secondo punto. Viviamo in una cultura dell’eccesso di scelte. Entriamo in un supermercato per comprare una semplice bevanda e troviamo infinite possibilità. Lo stesso vale per gli studi, il lavoro, le relazioni, persino per il matrimonio. Troppe scelte possono bloccarci. Non soffriamo per mancanza di opzioni, ma per eccesso.
In questo contesto, la Parola di Dio parla con chiarezza: siamo liberi e siamo responsabili. Siamo chiamati a scegliere, non qualsiasi cosa, ma il meglio.
La prima lettura, dal libro del Siracide, ci dice: «Davanti a te stanno il fuoco e l’acqua… la vita e la morte… il bene e il male». Dio non ci obbliga. Ci mette davanti delle possibilità. Anche nel Deuteronomio leggiamo: «Scegli la vita». La libertà è un dono di Dio; la responsabilità è il nostro compito.
Il Salmo 119 diventa la nostra preghiera: «Apri i miei occhi». Abbiamo bisogno di occhi illuminati per scegliere bene.
Nel Vangelo continuiamo il discorso della montagna. Le Beatitudini hanno mostrato l’identità del discepolo. Il sale e la luce hanno indicato la missione. Oggi Gesù parla del valore centrale: la giustizia.
Introduce una parola importante: compiere. Possiamo obbedire, disobbedire o compiere pienamente. Pensiamo a un semaforo. Quando è rosso e ci fermiamo, obbediamo. Se passiamo, disobbediamo. Ma se è verde e ci fermiamo perché qualcuno sta attraversando, allora compiamo la legge. La legge permette di andare; la giustizia protegge la vita. Questo è lo spirito della legge.
Gesù dice che la nostra giustizia deve superare quella degli scribi e dei farisei. Prende tre comandamenti e li approfondisce: «Non uccidere» diventa libertà dall’ira. «Non commettere adulterio» diventa purezza del cuore. «Non giurare il falso» diventa sincerità nelle parole.
Gesù va alla radice, non solo ai comportamenti esterni. Santità nelle emozioni. Santità nel corpo. Santità nelle parole.
Nelle relazioni: scegliere la riconciliazione invece dell’ira. Nell’amore: scegliere il rispetto invece di usare l’altro. Nel parlare: scegliere la verità invece della manipolazione.
La seconda lettura distingue tra la sapienza umana e la sapienza di Dio. La sapienza umana si ferma alla legge. La sapienza di Dio cerca la giustizia del cuore.
Oggi siamo invitati a scegliere il meglio: non il minimo indispensabile, ma la pienezza dell’amore; non solo l’esteriorità, ma la conversione interiore.
Davanti a noi stanno la vita e la morte, il bene e il male. Ogni giorno scegliamo. Che Dio apra i nostri occhi. Che sappiamo sempre scegliere il meglio.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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