Lectio Quotidiana. Mar, 10 febbraio ’26. Con gli occhi di Dio

Lectio Quotidiana

Mar, 10 febbraio ’26

V Settimana del Tempo Ordinario, Martedì

1 Re 8,22–23.27–30; Mc 7,1–13

Con gli occhi di Dio

Il Vangelo si apre con un forte confronto tra Gesù e i capi religiosi del suo tempo. I farisei e gli scribi sono turbati perché i discepoli di Gesù mangiano senza lavarsi le mani secondo il rito. Per loro la santità si fonda su tre cose: la fedeltà alla tradizione degli anziani, l’attenzione alla purificazione esterna e l’osservanza rigorosa dei riti.

Gesù non entra in una discussione tecnica sul lavarsi le mani. Cambia invece la prospettiva. Parla di una santità più profonda: la fedeltà al comandamento di Dio, la purezza del cuore e il coraggio di andare oltre i riti quando oscurano la volontà di Dio. Ciò che conta non è ciò che tocca le mani, ma ciò che forma il cuore.

All’inizio, la distinzione tra puro e impuro è religiosa e cultuale. Tuttavia, come mostra la storia, può facilmente diventare discriminazione sociale. La religione rischia così di diventare uno strumento di esclusione invece che di comunione. Gesù mette in luce questo pericolo. Insistendo sul cuore, ci invita a guardare le persone non secondo categorie ereditate, ma con la compassione di Dio.

La prima lettura completa questo messaggio. Il re Salomone dedica il nuovo Tempio di Gerusalemme. In piedi tra l’altare e il popolo, come un sacerdote, intercede e prega: «I tuoi occhi siano aperti giorno e notte su questa casa». Salomone sa che il Tempio non serve a rinchiudere Dio, ma a rendere visibile la sua presenza attenta. Quando gli occhi di Dio sono sul suo popolo, esso vive e prospera; quando si allontana da Dio, vacilla.

L’immagine degli occhi di Dio è centrale. Vivere sotto lo sguardo di Dio non significa vivere nella paura, ma nella grazia. Gli occhi di Dio sono occhi di misericordia, di verità e di fedeltà. E quando impariamo a vedere con gli occhi di Dio, cambia anche il nostro modo di giudicare.

Questo è l’invito della Parola di oggi: vedere con gli occhi di Dio. Così superiamo le rigide divisioni tra puro e impuro. Non guardiamo le apparenze, ma le intenzioni. I riti ritrovano il loro vero senso: non muri che separano, ma cammini che ci conducono ad amare più profondamente Dio e il prossimo.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

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