Lectio Quotidiana
Sab, 7 febbraio ‘26
IV Settimana del Tempo Ordinario – Sabato
1 Re 3,4-13. Mc 6,30-34
Tornare – il ritorno
Marco comprende il discepolato come un cammino con tre movimenti chiari: essere chiamati, essere inviati e tornare. Il Vangelo di oggi ci colloca proprio in questo terzo momento. I discepoli tornano da Gesù dopo la missione. Il discepolato non finisce con l’azione; matura nel ritorno.
La scena del loro ritorno presenta tre elementi pastorali essenziali.
Primo: il rendiconto pastorale.
I discepoli si radunano attorno a Gesù e gli riferiscono tutto ciò che hanno fatto e insegnato. Non è un semplice racconto, ma una responsabilità. Sono stati inviati da Gesù, hanno agito nella sua autorità e per questo tornano a lui. La missione non nasce da noi. Il rendere conto mantiene i discepoli umili, radicati e fedeli a colui che li invia.
Secondo: il riposo pastorale.
Mentre condividono le loro esperienze, Gesù li interrompe con un invito sorprendente: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’». Il successo non lo impressiona. Il riposo conta di più. Gesù conosce il pericolo di attaccarsi alle opere, ai risultati e al riconoscimento. Il riposo ci ricorda che non siamo indispensabili. Il mondo continua anche quando ci fermiamo. Nel riposo, l’ego si ridimensiona e la nostra dipendenza da Dio si rinnova.
Terzo: la compassione pastorale.
Mentre si allontanano, la folla li segue. Vedendola, Gesù prova compassione, perché sono come pecore senza pastore. Cambia programma. Il riposo viene rimandato; la compassione ha la priorità. Gesù ci insegna a leggere i segni dei tempi e a lasciare che il bisogno umano plasmi le nostre scelte pastorali. La vera guida non è rigida; è capace di risposta.
Da questo Vangelo nascono tre inviti per il nostro cammino di ritorno.
(a) Tornare a Dio nella preghiera. Come i discepoli, ogni giorno siamo chiamati a tornare al Signore e a parlare con sincerità di ciò che abbiamo fatto, insegnato, delle persone incontrate e di ciò che abbiamo imparato. La preghiera non è fuga; è tornare a colui che ci ha inviati.
(b) Tornare a noi stessi nel riposo. Allontanandoci dal rumore e dall’attività, riscopriamo i nostri limiti. Il riposo non è pigrizia; è verità. Insegna umiltà e libertà interiore.
(c) Tornare agli altri con empatia. La compassione ci sposta dal centro di noi stessi al centro degli altri. L’empatia deve diventare azione. Solo chi si lascia toccare dagli altri è capace di guidare e di servire.
La prima lettura presenta Salomone, che chiede a Dio non il potere o il successo, ma la sapienza. La sua preghiera rivela la vera sapienza: saper pregare, saper fermarsi e saper sentire con gli altri. La sapienza non è brillantezza; è equilibrio.
La Parola di oggi ci invita non solo ad andare e a fare, ma a tornare: a Dio, a noi stessi e agli altri.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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