Lectio Quotidiana
Ven, 6 febbraio ‘26
IV Settimana del Tempo Ordinario – Venerdì
Siracide 47,2-11. Marco 6,14-21
È Giovanni
Il Vangelo si apre con una confessione strana e inquieta di Erode Antipa: «Giovanni, colui che ho fatto decapitare, è risorto» (Mc 6,16).
Queste parole arrivano subito dopo l’invio dei discepoli in missione, due a due. Marco unisce volutamente i due episodi. Alla missione seguono incomprensione, rifiuto, persecuzione e perfino la morte. Non è un caso. È una lezione per i discepoli, per la Chiesa delle origini e anche per noi.
Nel Vangelo emergono tre realtà: la confusione di Erode, l’uccisione di Giovanni il Battista e la continuazione della missione.
Anzitutto, la confusione. Erode sente parlare di Gesù ed è turbato. Alcuni dicono che è Elia, altri un profeta. Erode invece afferma: «È Giovanni!» Non è fede, è paura. Erode riconosce la santità, ma non riesce ad accoglierla. Ammirava Giovanni, lo ascoltava volentieri, ma lo fece imprigionare. Conosceva la verità, ma non ebbe il coraggio di viverla. È diviso tra la coscienza e la convenienza, tra la Parola di Dio e le pressioni del potere, del piacere e dell’immagine pubblica. La sua confusione riflette quella di molti che sentono la chiamata di Dio, ma non vogliono cambiare vita.
Poi, l’uccisione. Giovanni il Battista viene messo a morte non perché ha fatto il male, ma perché ha detto la verità. Ha denunciato la relazione peccaminosa di Erode con Erodiade, ricordando che il potere non pone nessuno al di sopra della legge di Dio. La sua morte rivela una verità dura: il mondo non ricompensa il bene con il bene. Spesso punisce la rettitudine. La sofferenza di Giovanni anticipa anche la morte di Gesù: il destino degli innocenti che restano fedeli alla verità. Marco vuole che i discepoli lo capiscano bene: seguire Gesù non garantisce sicurezza, successo o applausi. Può portare al rifiuto, alla persecuzione e persino alla morte.
Infine, la continuazione. La storia non finisce con la morte di Giovanni. I suoi discepoli prendono il suo corpo e lo depongono nel sepolcro. Giovanni viene messo a tacere, ma la sua missione non viene sepolta. Gesù continua a predicare con più libertà e coraggio. Dopo la morte di Gesù, i suoi discepoli faranno lo stesso. La missione di Dio non può essere fermata dalla violenza. La verità può essere crocifissa, ma risorge sempre in nuovi testimoni.
Questa è la lezione esigente del Vangelo di oggi: fare il bene non ci protegge dal male. La fedeltà non ci risparmia la sofferenza. Ci sono momenti in cui la vita ci schiaccia, l’ingiustizia sembra vincere, e i nostri sforzi vengono fraintesi o distrutti. Il Vangelo non offre consolazioni facili. Offre realismo e una speranza fondata in Dio.
La prima lettura, dal libro del Siracide, cambia tono ed è un elogio del re Davide. Davide è lodato per le sue vittorie, il suo coraggio, la sua abilità nella musica e nella poesia. Ma soprattutto per la sua fiducia nel Signore. La sua forza non nasceva solo dai talenti o dai successi, ma dal suo rapporto con Dio. Anche nelle sue cadute, Davide è rimasto un uomo capace di tornare al Signore con cuore pentito.
Accostata al Vangelo, la vita di Davide ci ricorda che la fiducia in Dio non elimina la lotta, ma le dà senso. Giovanni il Battista ha confidato in Dio e ha perso la vita. Gesù ha confidato nel Padre ed è andato alla croce. Davide ha confidato in Dio e ha affrontato guerre, tradimenti e dolore. In tutti e tre, il progetto di Dio è andato avanti.
Che cosa significa questo per noi oggi?
Significa rinunciare all’illusione che il bene garantisca il comfort. La vita cristiana non è un contratto con Dio: io faccio il bene e Dio mi protegge da ogni male. È piuttosto una relazione di fiducia: anche quando il male arriva, Dio è con me. Siamo chiamati a vivere con fedeltà, non per successo; con verità, non per sicurezza.
«È Giovanni!» dice Erode con paura.
La Chiesa, invece, è chiamata a dirlo con speranza: Giovanni vive ovunque la verità è detta con coraggio; ovunque la coscienza vale più della convenienza; ovunque la missione di Dio continua nonostante l’opposizione.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

Leave a comment