Lectio Quotidiana
Dom, 25 gennaio 2026
III Domenica del Tempo Ordinario
Domenica della Parola di Dio
Is 9,1–4; Sal 27; 1 Cor 1,10–13.17; Mt 4,12–23
Dov’è il mio Cafàrnao?
Il luogo è importante. Oggi persino l’astrologia cerca di dirci se i luoghi in cui viviamo sono “in sintonia” con noi: se i nostri passi si adattano davvero al terreno, se un luogo ci offre sicurezza, senso e crescita. A Dio appartiene il tempo, all’uomo appartiene lo spazio. Noi non scegliamo il tempo, ma possiamo scegliere e plasmare il nostro luogo. Le letture di oggi parlano di movimento, di ricerca del luogo giusto per vivere, crescere e portare frutto. Da qui nasce una domanda semplice ma profonda: dov’è il mio Cafàrnao?
Nella prima lettura, Isaia descrive un grande passaggio: dalle tenebre alla luce, dall’ombra della morte alla vita, dalla tristezza alla gioia. Non sono solo immagini poetiche. Descrivono un cambiamento interiore del popolo di Israele. Dio li conduce in uno spazio nuovo di speranza. La situazione esterna non cambia subito, ma cambia l’orizzonte: la luce appare, la gioia ritorna, la vita ricomincia.
Nel Vangelo vediamo un movimento concreto. Gesù lascia Nazaret e va a Cafàrnao. Non è un caso. Matteo ci dice chiaramente che questo avviene per compiere la profezia di Isaia. Cafàrnao diventa il centro della vita pubblica di Gesù. Da lì annuncia il Vangelo, chiama i suoi collaboratori e guarisce i malati. Nazaret appartiene alla sua vita nascosta; Cafàrnao appartiene alla sua missione. Gesù sa dove deve stare per donare vita agli altri.
La seconda lettura aggiunge un altro aspetto. Paolo invita i Corinzi a muoversi: dalle divisioni all’unità nel Vangelo. Il battesimo non è la fine, ma l’inizio. La fede chiede un cammino continuo: dalle etichette al discepolato, dalle preferenze personali a Cristo. In altre parole, Paolo chiede loro di cambiare il cuore.
Come possiamo capire se abbiamo trovato il nostro Cafàrnao?
Anzitutto, troviamo luce, vita e gioia. Dove Dio ci vuole, anche le difficoltà non ci schiacciano. C’è chiarezza interiore, senso della vita e una gioia silenziosa che non dipende dal benessere.
In secondo luogo, le persone diventano collaboratori, non rivali. A Cafàrnao Gesù chiama dei pescatori e li rende compagni della sua missione. Quando siamo nel posto giusto, le relazioni crescono, la collaborazione aumenta e le divisioni perdono forza.
Infine, diventiamo fecondi. Gesù guarisce, rialza, rende le persone complete. La fecondità è il segno più chiaro che siamo dove Dio ci vuole: non il successo, ma la vita donata agli altri.
Il salmo responsoriale ci porta ancora più in alto: “Una cosa ho chiesto al Signore… abitare nella casa del Signore per tutti i giorni della mia vita.” In fondo, il nostro vero Cafarnao non è solo una città, un ruolo o un ministero. È la casa di Dio, vivere nella sua presenza.
Oggi celebriamo la Domenica della Parola di Dio. Il tema di quest’anno è: “La parola di Cristo abiti in voi in abbondanza” (Col 3,16). La Parola di Dio è chiamata a diventare il nostro Cafàrnao quotidiano: il luogo dove abitiamo, dove ritorniamo, dove ricominciamo. Quando la leggiamo, la studiamo, la preghiamo e la viviamo, la Parola diventa lo spazio in cui la luce ritorna, l’unità si ricostruisce e la vita porta frutto.
Oggi, allora, chiediamoci con sincerità: ho trovato il mio Cafarnao? Dov’è il mio Cafàrnao?
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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