Lectio Quotidiana
Ven, 23 gennaio ’26
II settimana del Tempo Ordinario, venerdì
1 Sam 24,2-10 · Mc 3,13-19
Stare con Lui
Nessuno riesce da solo. Gesù lo sa bene. Fin dall’inizio della sua missione, non agisce da solo: sceglie un gruppo. Nel Vangelo di oggi, Marco descrive questo momento decisivo con tre verbi semplici ma forti: salì sul monte, chiamò e diede loro un nome.
Gesù sale sul monte. Non è solo un movimento fisico. Nella Bibbia, il monte è il luogo della preghiera, dell’incontro con Dio e della chiarezza interiore. Salire significa avere una prospettiva più ampia: guardare la vita non dal basso della paura e della confusione, ma dall’alto del progetto di Dio. Ogni vera chiamata nasce qui, nella preghiera e in uno sguardo più largo.
Poi, chiamò quelli che volle. L’iniziativa è tutta di Gesù. La chiamata non nasce dal merito umano, dalla preparazione o dai progetti personali. Nasce dal desiderio di Dio. Non si è chiamato perché si sceglie, ma perché si è scelto. Questo libera il discepolo sia dall’orgoglio sia dalla paura. La vocazione è prima un dono e solo dopo un compito.
Infine, diede loro il nome di apostoli. Dare un nome significa dare identità e missione. Non
sono solo seguaci, ma inviati. Tuttavia, Marco è molto chiaro sulla loro prima missione: stare con lui. Prima di predicare, prima di scacciare i demòni, prima di essere mandati, sono chiamati a rimanere con Gesù. Stare con lui ed essere inviati da lui sono due facce della stessa medaglia. Missione senza comunione diventa attivismo. Comunione senza missione diventa comodità. Il vero discepolato tiene unite entrambe.
La prima lettura offre un esempio concreto e impegnativo di cosa significa stare con il Signore. Davide ha l’occasione di uccidere Saul, che lo perseguita senza sosta. La logica umana giustificherebbe la vendetta. L’autodifesa sembrerebbe normale. Ma Davide rifiuta. Perché? Perché vede in Saul non solo un nemico, ma l’unto del Signore. Davide riconosce che l’unzione che porta in sé è la stessa presente in Saul. Essere radicati nel Signore dona uno sguardo diverso. Invece dell’odio, Davide sceglie il rispetto. Invece della violenza, sceglie la riconciliazione.
Qui sta una lezione profonda per tutti noi. Quando ci vediamo solo come “io” e “tu”, cadiamo facilmente nel confronto, nella rivalità e nella divisione. Ma quando ci vediamo nel Signore, scopriamo una verità più profonda: tutti portiamo l’immagine di Dio e condividiamo la sua unzione. Nel battesimo, ciascuno di noi è segnato dal Signore. Stare con lui significa imparare a vedere gli altri come li vede lui: non come minacce, ma come fratelli e sorelle.
La riconciliazione, allora, non è debolezza; è il frutto dello stare con il Signore. La forza di Davide non sta nella spada che non usa, ma nella fede che lo sostiene. Egli affida la giustizia a Dio. Crede che rimanere con il Signore sia più importante di vincere una vittoria momentanea. Scegliendo la misericordia, Davide mostra cosa significa vivere sotto l’unzione di Dio.
Le letture di oggi ci invitano a esaminare il nostro discepolato. Siamo soddisfatti di fare cose per Gesù senza essere davvero con lui? Ci buttiamo nell’attività senza prima salire sul monte della preghiera? Lasciamo che la sua presenza plasmi il nostro modo di vedere chi ci ferisce o ci si oppone?
Stare con lui significa lasciarsi formare da lui. Significa adottare il suo sguardo. Significa scegliere la riconciliazione invece del risentimento, la comunione invece della competizione, la fiducia invece del controllo. Solo se rimaniamo con lui possiamo essere mandati da lui come strumenti di pace.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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