Lectio Quotidiana
Mar, 20 gennaio ’26
II settimana del Tempo Ordinario, Martedì
1 Sam 16,1–13; Mc 2,23–28
Legge e persone
Il Vangelo di ieri poneva una domanda sul non avere cibo, cioè sul digiuno. Il Vangelo di oggi presenta il problema opposto: avere cibo. I discepoli strappano e mangiano delle spighe di grano di sabato, e i farisei li accusano di violare la legge. Il contrasto è evidente. Ieri la fame sembrava accettabile solo se regolata dalla religione; oggi la fame stessa diventa colpa. In entrambi i casi, Gesù cambia il punto di vista. I critici guardano all’atto esteriore; Gesù guarda al bisogno umano che sta dietro. Per lui il sabato non è una trappola per condannare, ma un dono per sostenere la vita.
Gesù ricorda l’episodio di Davide che mangia i pani dell’offerta quando lui e i suoi compagni avevano fame. Così insegna una verità fondamentale: la legge è fatta per le persone, non le persone per la legge. Le leggi sono necessarie; danno ordine e proteggono i valori. Ma quando sono separate dalla compassione, perdono la loro anima. I farisei vedono una trasgressione; Gesù vede la fame. Essi difendono la norma; Gesù difende la persona. Questo non è disprezzo della legge, ma fedeltà più profonda alla volontà di Dio.
La prima lettura trasmette lo stesso messaggio attraverso un forte capovolgimento. Saul, alto e impressionante agli occhi degli uomini, viene scartato. Davide, il più giovane e meno considerato, viene scelto e consacrato. La parola di Dio è chiara: «L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore». I giudizi umani si basano spesso su apparenza, status e conformità. La scelta di Dio si fonda invece sulla disposizione interiore, sull’apertura e sulla disponibilità. Ciò che gli uomini scartano, Dio consacra.
Da queste letture emergono tre insegnamenti.
Primo, le leggi, le regole e le norme sono costruzioni umane al servizio della vita. Quando cominciano a dominare, controllare o ferire, tradiscono il loro scopo. Non dobbiamo chiederci solo: «È permesso?», ma anche: «Dà vita?».
Secondo, i nostri pregiudizi possono diventare seri ostacoli nelle relazioni. Come i farisei, possiamo giudicare in fretta dalle azioni, dalle etichette o dalle apparenze, senza cogliere la storia profonda della persona. Il pregiudizio restringe il cuore; la compassione lo allarga.
Terzo, come Davide, anche noi siamo stati unti: nel Battesimo e rafforzati nella Confermazione. Dio ci ha guardati con amore e ci ha affidato il suo Spirito. La domanda è: come manteniamo viva questa unzione? Scegliendo le persone prima delle regole quando la compassione lo chiede, ascoltando il cuore più che la sola lettera, e lasciando che la misericordia di Dio plasmi i nostri giudizi.
La legge ha il suo posto. Ma il cuore ha il primato. Quando il cuore è vivo per Dio e per gli altri, la legge trova il suo vero significato.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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