Lectio Quotidiana
Dom, 18 gennaio ’26
II Domenica del Tempo Ordinario
Is 49,3.5-6; 1 Cor 1,1-3; Gv 1,29-34
Ecco l’Agnello di Dio
Una domanda che spesso emerge nello studio del Gesù storico è questa: Gesù sapeva chi era fin dall’inizio, o ha maturato questa consapevolezza nel tempo? A questa domanda si collegano due questioni esistenziali profonde: Chi sono io? e Per chi sono? Papa Francesco ricorda che queste domande orientano una vita piena di senso (cf. Christus Vivit, 286). Le domeniche che seguono il Natale ci aiutano proprio a percorrere questo cammino di identità e missione.
Le tre domeniche dopo il Natale sono chiamate domeniche della rivelazione. All’Epifania Gesù si rivela come luce per i nazioni; al Battesimo del Signore il Padre rivela Gesù come Figlio amato; oggi Giovanni Battista rivela Gesù come “l’Agnello di Dio”. La rivelazione avviene gradualmente: attraverso eventi, relazioni e testimoni. L’identità non viene imposta, ma scoperta.
Nel Vangelo di oggi Giovanni indica Gesù dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio”. Questa dichiarazione chiarisce anche la relazione e la distinzione tra Giovanni e Gesù. Giovanni non è la luce, ma testimone della luce. Battezza con acqua; Gesù battezza con lo Spirito Santo. Giovanni prepara; Gesù compie. Il vero testimone non attira l’attenzione su di sé, ma porta gli altri a Cristo.
Il titolo “Agnello di Dio” ha molti livelli di significato.
Primo, richiama l’Agnello pasquale dell’Esodo 12. Il sangue dell’agnello segnava le case d’Israele ed era segno di liberazione dalla schiavitù. Gesù, vero Agnello pasquale, ci libera dalla schiavitù più profonda del peccato e della paura.
Secondo, richiama il Giorno dell’Espiazione (Yom Kippur) in Levitico 16. Due agnelli: uno viene sacrificato; l’altro porta i peccati del popolo e viene mandato nel deserto. In Gesù i due significati convergono: porta il peccato e lo rimuove. È sacrificio e portatore insieme.
Terzo, l’Agnello è legato all’immagine del Buon Pastore. Gesù dice: “Il buon pastore dà la vita per le pecore” (Gv 10,11). L’Agnello non è debolezza passiva, ma amore che si dona liberamente.
Nel Vangelo Giovanni dice che Gesù “togliere il peccato del mondo”. Nella Messa diciamo “i peccati del mondo”. La differenza è importante. Peccato indica la condizione spezzata dell’umanità, il potere che ci allontana da Dio; peccati indica i nostri fallimenti concreti e personali. Gesù guarisce entrambi: condizione e singoli atti, ristabilendo relazioni e perdonando le colpe personali.
La prima lettura, dal Secondo canto del Servo, approfondisce questa visione. Il servo – Israele, il profeta, il re, infine Cristo – è formato, scelto, valorizzato e accompagnato da Dio. La sua missione è universale: essere luce per le nazioni. Il Concilio Vaticano II riprende questa immagine, chiamando la Chiesa Lumen Gentium, luce dei popoli. L’Agnello diventa luce.
Nella seconda lettura Paolo si presenta come apostolo e proclama Gesù Cristo Signore di tutti. La fede non è mai possesso privato, ma sempre proclamazione. Il salmo responsoriale ci invita a rispondere: “Eccomi, vengo a fare la tua volontà.” L’identità guida la missione. Conoscere chi siamo forma ciò per cui viviamo.
Tre lezioni semplici emergono oggi.
(a) Dobbiamo affrontare sinceramente le domande: chi sono? Per chi sono? Nessuno ci darà una voce dal cielo come Gesù, ma le risposte si scoprono nel corso della vita, presto o tardi. Senza queste risposte, la vita resta frammentata.
(b) Qual è la mia testimonianza su Gesù? Viviamo in un mondo secolarizzato e spesso decristianizzato. Dio non è facilmente proclamato pubblicamente. Ma nel profondo del cuore dobbiamo poter dire chi è Gesù per noi, non con clamore, ma con verità.
(c) Possiamo accettare di essere “agnelli”? Ammiriamo leoni, cavalli ed elefanti, simboli di forza e potere. Ci piace essere chiamati forti, dominanti, vincenti. Ma accetteremmo di essere chiamati agnelli? Giovanni non presenta Gesù come il cavallo o leone o elefante di Dio, ma come l’agnello. L’Agnello guarisce non con la forza, ma con l’amore che si dona. E questo non significa vittimismo: Gesù resta libero e sovrano: “Nessuno toglie la mia vita; la do di mia spontanea volontà” (Gv 10,18). La vera mitezza è forza controllata.
Ogni volta che diciamo nella Messa “Agnello di Dio”, non stiamo solo nominando Gesù; preghiamo per libertà interiore: libertà di conoscere chi siamo, conoscere Dio e vivere con chiarezza, coraggio e amore.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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