Lectio Quotidiana
Ven, 16 gennaio ’26
I Settimana del Tempo Ordinario, venerdì
1 Sam 8,4-7.10-22a; Mc 2,1-12
Mai visto nulla di simile!
Nel Vangelo di oggi la folla esclama con stupore: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!»
Lo stupore nasce non solo da un miracolo di guarigione, ma da un miracolo di fede vissuta nell’azione. Quattro persone, senza nome, portano un uomo paralizzato da Gesù. Trovano difficoltà: la casa è piena, non c’è spazio, il tetto va aperto. Ma non si fermano. La compassione li muove, la responsabilità li spinge, l’azione rende completa la loro fede. Perché agiscono, la vita cambia.
Notiamo il contrasto. Chi porta il paralizzato non parla molto: agisce. Chi è seduto vicino a Gesù – scribi e critici – non agisce: mormora. Mettono in dubbio l’autorità di Gesù, giudicano nel loro cuore. Essere vicini a Gesù non li salva. È l’azione che nasce dalla fede a portare il miracolo. Il prodigio avviene non perché ci sono molti, ma perché alcuni si prendono cura della sofferenza di un altro.
La prima lettura mostra un contrasto simile. Gli anziani d’Israele rifiutano l’autorità del Signore e di Samuele e chiedono un re “come le altre nazioni”. Samuele spiega con pazienza cosa farà un re: prenderà figli e figlie, terra, lavoro e libertà. Ma il popolo insiste. Sceglie il potere visibile invece dell’obbedienza fedele, il controllo invece della fiducia, le strutture invece della relazione. A differenza dei quattro amici del Vangelo, vogliono soluzioni senza conversione e sicurezza senza responsabilità.
Il Vangelo ci offre una visione diversa di autorità e di comunità. I quattro amici credono che qualcosa si può fare e quindi qualcosa si deve fare. La loro compassione diventa concreta. Non aspettano condizioni ideali. Non si chiedono di chi sia la responsabilità. Agiscono quando è il momento di agire. La Scrittura ci ricorda: «Chi osserva il vento non semina, chi guarda le nuvole non miete» (Qo 11,4). Aspettare il momento perfetto diventa spesso una scusa per non agire.
Da queste letture emergono due insegnamenti chiari.
Primo: i miracoli nascono dalle azioni, non solo dalle intenzioni. I buoni pensieri da soli non guariscono le comunità. Una fede che resta nella mente non solleva nessuno. È la fede che muove mani e piedi che apre tetti e cuori.
Secondo: tutti abbiamo la capacità di fare il bene per la comunità. I quattro amici non sono sacerdoti, profeti o capi. Sono persone comuni che rifiutano l’indifferenza. Agendo insieme, un uomo torna a camminare, i peccati sono perdonati e la misericordia di Dio si manifesta.
Quando la fede diventa responsabilità e la responsabilità diventa azione, il mondo comincia a cambiare. E allora, come nel Vangelo, altri diranno con meraviglia: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!»
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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