Lectio Quotidiana. Gio, 15 gennaio ‘26. L’Arca catturata

Lectio Quotidiana

Gio, 15 gennaio ‘26

I Settimana del Tempo Ordinario, Giovedì

1 Sam 4,1–11; Mc 1,40–45

L’Arca catturata

Nella prima lettura ascoltiamo un momento doloroso della storia di Israele: l’Arca dell’Alleanza viene presa dal popolo. L’Arca era il segno più sacro della presenza di Dio. Aveva guidato il popolo nel deserto e accompagnato grandi vittorie. Eppure, quel giorno Israele viene sconfitto, molti muoiono, e l’Arca cade nelle mani dei nemici. Come è possibile?

Questo evento ci insegna una verità importante: i segni religiosi, da soli, non garantiscono la presenza di Dio nella nostra vita.

Ci sono tre motivi per questa sconfitta.

Primo, il popolo trattava l’Arca come un oggetto magico. Pensavano che bastasse portarla in battaglia per vincere. Ma il loro cuore era lontano da Dio. Cercavano l’aiuto di Dio senza obbedire alla sua volontà. La fede era diventata superstizione. L’Arca era usata come uno strumento, non come segno di una relazione viva con Dio.

Secondo, la leadership era corrotta. I figli di Eli, Ofni e Finees, vivevano una vita immorale. Abusavano dei sacrifici e si comportavano male con le donne presso la tenda del convegno. Erano vicini alle cose sante, ma lontani dalla santità. Quando chi ha responsabilità sacre non vive con rettitudine, tutto il popolo ne soffre.

Terzo, mancava una vera guida e una visione chiara. Israele non aveva un re o un leader capace di discernere la volontà di Dio e guidare il popolo con fede. Senza visione, il popolo si perde. Andarono in battaglia per paura, non per ascolto di Dio.

L’Arca viene catturata non perché Dio è debole, ma perché il popolo aveva già perso Dio nel cuore.

Nel Vangelo vediamo un forte contrasto. Un lebbroso si avvicina a Gesù. È escluso da Dio e dalla società. Secondo la legge, Gesù non avrebbe dovuto toccarlo. Ma Gesù lo tocca. Con quel gesto, l’uomo è guarito e reintegrato nella comunità.

E cosa succede a Gesù? Lui diventa isolato. L’uomo guarito rientra nella vita normale, mentre Gesù resta in luoghi solitari. Gesù prende il posto dell’escluso. Questa è la vera santità: non proteggere i simboli, ma ridare vita alle persone.

Il messaggio per noi è chiaro.

La Messa, le novene, le devozioni e anche la Chiesa non ci salvano automaticamente. Sono doni, non garanzie. La salvezza cresce quando viviamo uniti a Dio, osserviamo i suoi comandamenti e lasciamo che la preghiera trasformi la nostra vita. Senza conversione, anche l’Arca può essere catturata.

Siamo anche chiamati ad avere una visione: una visione fondata sulla volontà di Dio, nutrita dalla preghiera e vissuta nell’amore concreto. Dove c’è visione, la fede dà vita. Dove manca, anche le cose sante perdono significato.

L’Arca fu catturata perché Israele voleva possedere Dio senza camminare con Lui.

Il lebbroso fu guarito perché si fidò di Gesù e lasciò cambiare la sua vita.

Che non ci affidiamo solo ai segni esterni, ma cerchiamo una relazione viva con Dio.

E che il Signore ci doni una visione chiara, fedele e coraggiosa, perché la nostra fede ci conduca davvero alla vita.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

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