Lectio Quotidiana. Mer, 14 gennaio ‘26. La Lampada di Dio

Lectio Quotidiana

Mer, 14 gennaio ‘26

I Settimana del Tempo Ordinario, Mercoledì

1 Sam 3,1-10.19-20; Mc 1,29-39

La Lampada di Dio

La prima lettura inizia con parole che fanno riflettere. La Parola del Signore era rara. Le visioni erano poche. Gli occhi di Eli si spegnevano. Tutto sembra parlare di una crisi spirituale. Dio sembra lontano. La guida è debole. La luce interiore si sta spegnendo.

Eppure, in mezzo a tutto questo, ascoltiamo una frase piena di speranza: “La lampada di Dio non si era ancora spenta.”

C’è buio, sì, ma non è buio totale. Dio non ha abbandonato il suo popolo. Una luce continua a brillare.

Quella lampada è Samuele. È giovane, semplice, ancora inesperto. Ma è attento e disponibile. Mentre altri non vedono più, lui ascolta. Attraverso Samuele, la Parola di Dio torna a farsi sentire. La visione ritorna. Dio non accende un grande faro nella notte, ma una piccola lampada. E quella lampada basta.

Nel Vangelo vediamo questa immagine compiersi pienamente in Gesù, la vera Lampada di Dio. Egli porta luce alla gente di Cafarnao. La sua luce entra nelle case, come quella di Pietro; nei cortili pieni di malati; nelle strade segnate dalla sofferenza. Dove arriva Gesù, l’oscurità si ritira: la malattia, la paura e la disperazione lasciano spazio alla speranza.

Ma il Vangelo ci mostra anche un segreto importante. Gesù custodisce la sua luce. Prima dell’alba si ritira in un luogo solitario per pregare. La lampada rimane accesa perché è alimentata dal suo rapporto con il Padre.

Quando i discepoli gli dicono con entusiasmo: “Tutti ti cercano”, gli offrono successo e popolarità. Ma Gesù non si lascia fermare. La sua visione è chiara. Sceglie la missione, non gli applausi. Dice: “Andiamo altrove”. La lampada non è fatta per restare ferma, ma per portare luce dove c’è bisogno.

Da queste letture impariamo due cose importanti.

Primo: dobbiamo riconoscere la lampada di Dio in mezzo a noi. Anche quando la Parola sembra lontana e la visione confusa, la lampada è accesa. Brilla nella Parola di Dio, nell’Eucaristia, e nelle persone, soprattutto nei poveri, nei sofferenti, in chi è dimenticato. La domanda non è se la lampada è accesa, ma se noi sappiamo vederla.

Secondo: siamo chiamati a diventare lampade di Dio per gli altri. Samuele risponde e cresce. Gesù continua a camminare con chiarezza e coraggio. Nessuno dei due cerca comodità. Essere lampada significa avere una visione chiara, uscire dai luoghi sicuri, portare luce dove c’è buio. Una lampada non vive per sé, ma per illuminare.

In un mondo dove le parole sono confuse, le visioni offuscate e la speranza fragile, Dio ci dice ancora: la lampada non si è spenta. Impariamo a riconoscerla e lasciamo che Dio faccia di noi una luce per gli altri.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

Leave a comment