Lectio Quotidiana
Dom, 11 gennaio 2026
Festa del Battesimo del Signore
Is 42,1–4.6–7; At 10,34–38; Mt 3,13–17
Un’esperienza fondamentale
Non tutte le esperienze hanno lo stesso peso.
Ci sono esperienze ordinarie: passano, ci toccano per un momento, ma non ci cambiano davvero.
E poi ci sono esperienze fondamentali: entrano nel profondo, trasformano l’identità, orientano tutta la vita, danno una direzione nuova alla missione.
La Bibbia e la storia ne sono piene.
Mosè, davanti al roveto ardente sul monte Oreb, non riceve solo un messaggio: riceve una nuova identità e una missione. Da fuggiasco diventa liberatore. Paolo, sulla via di Damasco, non cambia solo idea: cambia vita. Da persecutore diventa apostolo. Madre Teresa, nel silenzio di un treno e poi tra le baraccopoli, comprende chi è e per chi deve vivere. Mahatma Gandhi, buttato giù da un treno per il colore della sua pelle, scopre la sua vocazione alla giustizia e alla non-violenza.
Un’esperienza fondamentale non aggiunge qualcosa alla vita: la ricrea.
Il Battesimo di Gesù: un’esperienza fondante
Il Battesimo di Gesù al Giordano è proprio questo: un’esperienza fondamentale. Gesù entra nell’acqua. Il cielo si apre. Lo Spirito scende. E la voce del Padre proclama: “Tu sei il mio Figlio amato.” In questo momento si rivelano insieme identità e missione. L’identità di Gesù è chiara: Figlio amato del Padre. La sua missione nasce da qui: vivere, annunciare e donare questa figliolanza al mondo.
Prima di predicare, prima di guarire, prima di affrontare il rifiuto e la croce, Gesù riceve questa certezza: è amato. Non deve meritare l’amore; deve solo viverlo e comunicarlo.
Tornare sempre a quell’esperienza
Gesù ritorna continuamente a questa esperienza fondamentale.
Ogni sua parola sul Regno di Dio nasce da lì: libertà per chi è oppresso, uguaglianza davanti a Dio, fraternità tra gli uomini.
Ogni guarigione, ogni gesto di misericordia, ogni incontro con i poveri è il frutto di questa identità: un Figlio che vive come il Padre. Anche nei momenti difficili — nel deserto, nel Getsemani, sulla croce — Gesù resta ancorato a questa esperienza: il Padre non lo abbandona. Alla fine del Vangelo di Giovanni, Gesù chiama i suoi discepoli “figli”. È come se dicesse: la mia esperienza diventa la vostra.
La nostra esperienza fondamentale
Anche noi abbiamo, o possiamo avere, un’esperienza fondamentale. Può nascere a scuola, nel lavoro, in famiglia, in chiesa. Può accadere durante una confessione, un ritiro, un viaggio, una sofferenza, un incontro inatteso. È quell’esperienza che ci fa dire: da quel momento non sono più lo stesso. Per noi cristiani, l’esperienza più profonda è questa: siamo figli e figlie di Dio. Non per quello che facciamo, ma per quello che siamo.
Questa è l’esperienza ricevuta nel Battesimo. Forse dimenticata, forse coperta dalla paura o dal senso di colpa, ma ancora viva. Quando torniamo a questa esperienza, cambia il modo di vivere: meno paura, più fiducia; meno competizione, più fraternità; meno chiusura, più dono.
Conclusione
Il Battesimo del Signore ci invita a tornare all’essenziale. Non a fare di più, ma a ricordare chi siamo. Come Gesù, anche noi siamo chiamati a vivere tutto a partire da un’esperienza fondamentale: essere figli amati di Dio.
Da qui nasce la nostra missione. Da qui nasce una vita nuova.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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