Lectio Quotidiana
Gio, 8 gennaio ’26
Feria propria del 8 gennaio
1 Gv 4,7-10; Mc 6,34-44
Una lezione di compassione
Marco presenta Gesù, fin dall’inizio del suo ministero, come una persona profondamente compassionevole. Gesù non predica solo la compassione: la vive. Quando scende dalla barca e vede la grande folla, prova compassione, perché erano come pecore senza pastore. Li insegna con pazienza e, quando si fa tardi, dà loro da mangiare. Parola e azione camminano insieme. L’insegnamento senza cura sarebbe incompleto; la cura senza verità sarebbe superficiale. In Gesù, le due cose si incontrano.
I discepoli sono in netto contrasto. Le loro parole mostrano un altro modo di pensare: “Mandali via.” “Dobbiamo comprare pane per duecento denari?” Calcolano, misurano e si allontanano dal problema. Gesù, invece, resta con la gente. Non chiede ciò che è comodo, ma ciò che è necessario.
Qui sta la differenza tra affare e compassione. L’affare chiede: “Cosa ci guadagno?” La compassione chiede: “Cosa succederà a lui o a lei se non faccio nulla?”
I discepoli pensano al costo. Gesù pensa alle conseguenze per chi ha fame, per chi è stanco, per chi è smarrito.
Spesso diciamo: “A grandi poteri corrispondono grandi responsabilità.” Il Vangelo rovescia questa logica: a grandi responsabilità corrisponde una grande forza. L’autorità di Gesù non nasce dal ruolo o dalla forza, ma dalla sua disponibilità a farsi carico della fame, della confusione e del bisogno della gente. La sua pazienza e il suo senso di responsabilità diventano la sua vera forza.
Per questo la compassione vince alla fine. Dove l’impazienza reagisce, la compassione risponde. Dove la paura allontana, la compassione si avvicina. Le situazioni difficili della vita—conflitti, fallimenti, pesi—non si risolvono solo con il panico o i calcoli. Hanno bisogno di pazienza, responsabilità e di un cuore che non scappa.
La prima lettura ci offre il fondamento più profondo: “Dio è amore.” L’amore di Dio non è un’idea, ma un dono di sé. Dio prende l’iniziativa e ci ama prima che noi possiamo amare. Da questo amore nasce la compassione. Amare significa donarsi; donarsi significa essere compassionevoli.
Amore, dono di sé e compassione vanno insieme. Quando plasmano la nostra vita, diventiamo capaci di rispondere—non solo di reagire—ai bisogni che ci circondano. Allora possiamo sfamare chi ha fame, stare accanto a chi è abbandonato e portare speranza dove sembra non esserci più.
Che impariamo questa lezione da Gesù: non chiederci prima quanto ci costerà, ma vedere prima cosa significherà per gli altri. Perché nella compassione l’amore diventa visibile e la forza di Dio agisce in silenzio tra noi.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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