Lectio Quotidiana. Lun, 5 gennaio ’26. Vieni e vedi

Lectio Quotidiana

Lun, 5 gennaio ’26

1 Gv 3,11-21. Gv 1,43-51

Vieni e vedi

Durante il tempo di Natale cantiamo spesso: “Venite, adoriamo!” È un invito bello e necessario: adorare il Signore che si è fatto carne. Ma nel Vangelo di oggi l’invito cambia tono. Filippo non dice a Natanaèle: “Vieni ad adorare”, ma: “Vieni e vedi” (Gv 1,46).

Non è un invito teorico, né una spiegazione. È un invito all’esperienza.

“Vieni” indica un movimento. “Vedi” indica un incontro.

Per Giovanni, vedere Gesù non significa solo guardarlo con gli occhi, ma conoscerlo, entrare in relazione con lui, lasciarsi coinvolgere dalla sua vita. Vedere Gesù significa seguirlo, e seguirlo significa diventare suoi amici.

Natanaèle all’inizio esita. È sincero, realistico, forse un po’ diffidente: “Da Nazaret può venire qualcosa di buono?”

Ma non resta fermo nella sua resistenza. Accetta l’invito. Va. Questo è il primo passo della fede: non capire tutto, ma muoversi.

Quando Gesù lo vede, lo riconosce nel profondo: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità.”

Natanaèle si sente conosciuto, letto dentro, accolto così com’è. Da questo incontro nasce una professione di fede limpida e forte: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele.”

Questa non è solo una risposta personale. È il cuore del Vangelo di Giovanni. Tutto il Vangelo conduce a questa confessione: Gesù è il Figlio di Dio, colui nel quale Dio si rende visibile e vicino.

La prima lettura ci aiuta a comprendere cosa significa davvero “vedere” Gesù. San Giovanni ci ricorda che la fede non resta a livello delle parole: “Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.”

Vedere Gesù porta ad amare come lui. Concretamente. Nella vita quotidiana. Se diciamo di conoscere Dio ma non amiamo il fratello, il nostro vedere è incompleto. Se incontriamo Gesù ma non lasciamo che il suo amore passi attraverso di noi, restiamo spettatori.

Il Natale ci ha invitati ad adorare. Il Vangelo di oggi ci invita a camminare, a vedere, a seguire.

E la Prima Lettera di Giovanni ci chiede di tradurre tutto questo in amore vissuto.

Anche oggi Gesù continua a dire: “Vieni e vedrai cose più grandi.” Chi accetta l’invito scopre che essere cristiani non significa solo credere qualcosa su Gesù, ma vivere come figli di Dio e come fratelli tra noi.

Che il Signore ci doni il coraggio di alzarci, di andare, di vedere, e di rendere visibile il suo amore con la nostra vita.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

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