Lectio Quotidiana
Dom, 4 gennaio ’26
II Domenica dopo Natale
Sir 24:1-2, 8-12. Ef1:3-6, 15-18. Gv 1:1-18
Diventare figli di Dio
All’inizio di questo nuovo anno, una parola ci accompagna: ‘diventare.’
Michelle Obama ha intitolato la sua autobiografia ‘Becoming’ (‘diventare’.) Non essere, ma diventare. È una parola dinamica, viva, aperta al futuro. Quando eravamo bambini, tutti ci chiedevano: «Cosa vuoi diventare?». Con il passare degli anni, dimentichiamo il diventare e restiamo fermi nello stare o nel restare.
Filosoficamente, l’“essere” ha due possibilità: ‘stare’ o ‘restare’ e ‘diventare.’ Restare non cambia il valore. Diventare, invece, lo accresce.
Pensiamo a un esempio semplice: il latte e il burro. Un litro di latte costa EUR 1,50. Ma un chilo di burro costa EUR 12,00. Il latte è buono, ma quando diventa burro, attraverso un processo, il suo valore aumenta. Il diventare trasforma, matura, rende più prezioso. Così è anche per la vita umana. Oggi il Signore non ci chiede semplicemente di stare, ma di diventare ciò che siamo chiamati a essere.
Leonardo da Vinci diceva che un fiore sboccia e diventa pienamente ciò per cui è stato creato. L’essere umano, invece, spesso non raggiunge tutta la sua capacità, tutto il suo potenziale. E qual è il nostro vero potenziale?
La Parola di Dio oggi risponde con chiarezza: diventare figli di Dio. Il Prologo di Giovanni lo proclama con forza: “A quanti lo hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). Non è automatico. È un dono, ma anche un cammino.
San Paolo, nella lettera agli Efesini, ci ricorda che siamo stati scelti e predestinati all’adozione filiale. Non siamo cristiani per caso. Siamo chiamati a vivere come figli, non solo a portare un nome. Il Siracide parla della Sapienza che pone la sua dimora in mezzo al popolo. In Gesù, la Sapienza eterna prende carne, entra nella nostra storia, per elevarci alla vita di Dio.
All’inizio dell’anno, mettiamo questo come il nostro scopo: diventare – diventare le persone buone, i genitori amorevoli, i parenti pazienti, i lavoratori forti. Spiritualmente, siamo cristiani, ma come possiamo diventare i figli di Dio?
Il vangelo di oggi ci offre tre segni:
Primo: avere la vita. “In lui era la vita” (Gv 1,4). Il figlio vive della vita del Padre. Vivere da figli significa non restare spiritualmente spenti, ma lasciarsi animare dalla vita di Cristo: una vita che ama, perdona, ricomincia.
Secondo: avere la luce. “La vita era la luce degli uomini.” Il figlio cammina nella luce, non nell’ombra. La luce è verità, discernimento, trasparenza. Dove c’è luce, c’è direzione.
Terzo: avere la grazia. “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia.” Il figlio non vive di merito, ma di dono. Vive nella fiducia, non nella paura. Nella relazione, non nella distanza.
In Gesù, il Figlio eterno, noi diventiamo figli di Dio. E se siamo figli dello stesso Padre, allora siamo anche fratelli e sorelle gli uni degli altri. La figliolanza genera fraternità.
Oggi scegliamo un proposito semplice e profondo: diventare ciò che siamo chiamati a essere: figli di Dio. Non restare fermi, ma crescere. Non solo credenti, ma figli. E così, rendere il mondo un po’ più luminoso, più vivo, più pieno di grazia. Amen.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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