Lectio Quotidiana
Mer, 31 dicembre ’25
Ottava di Natale – Settimo giorno
1 Giovanni 2,18–21. Giovanni 1,1–18
Dalla sua pienezza
Oggi siamo sulla soglia tra il tempo che è passato e quello che deve venire. Il libro del Qoelet ci ricorda: «La fine di una cosa è migliore del suo inizio». In questo ultimo giorno dell’anno, non chiediamoci prima che cosa abbiamo fatto, ma che cosa siamo diventati attraverso ciò che abbiamo vissuto.
Un altro anno si è aggiunto alla nostra vita. Abbiamo conosciuto successo e fallimento, abbondanza e povertà, salute e malattia, movimento e riposo. Alcuni capitoli si sono chiusi; altri sono appena iniziati. La domanda più profonda è semplice e sincera: come ci hanno cambiato queste esperienze?
Il Vangelo di oggi ci offre tre luci per questo tempo di verifica e di gratitudine.
1. “In lui era la vita”
«In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta». Durante quest’anno, luce e tenebra hanno camminato insieme nella nostra vita. La Scrittura non promette un anno senza tenebre. Promette qualcosa di più forte: le tenebre non avranno l’ultima parola. Anche quando la paura ci circondava e l’incertezza ci pesava, le tenebre non ci hanno vinti.
Alla fine di quest’anno ringraziamo Dio non perché le tenebre erano assenti, ma perché non ci hanno sconfitti. Siamo qui. Abbiamo attraversato tutto. La luce ha resistito.
2. “Ha dato il potere di diventare figli di Dio”
«Venne fra i suoi, ma i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio». C’è tristezza nel rifiuto, ma c’è una gioia profonda in ciò che segue. Accogliere Cristo significa essere elevati di un passo: vivere non solo con forza umana, ma con una appartenenza divina. Gesù rialza ogni vita che tocca. Non ci riduce; ci fa crescere.
Se chi è nato solo da desiderio umano può vivere con coraggio, quanta forza è data a chi è chiamato figlio di Dio. Questa identità è la nostra vera risorsa per il nuovo anno: non i nostri progetti o propositi, ma ciò che siamo in lui.
3. “Dalla sua pienezza abbiamo tutti ricevuto”
«Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto, grazia su grazia». Alla fine dell’anno, il cuore può ancora sussurrare: “Non basta”. Non basta il tempo. Non basta l’amore. Non basta il successo. Non basta la sicurezza. Questa inquietudine ci spinge a volere sempre di più.
Ma Dio stesso è la nostra pienezza. Quando lui ci riempie, diventiamo liberi: dall’invidia, dal confronto, dal desiderio senza fine. Chiudendo quest’anno, scegliamo la gratitudine invece della mancanza, la fiducia invece dell’ansia.
Sia una sola parola il nostro saluto all’anno che finisce: Grazie.
E poiché la pienezza del cielo è scesa fino a noi, preghiamo perché questa pienezza trabocchi da noi verso gli altri.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

Leave a comment