Lectio Quotidiana. Mar, 30 dicembre ’25. La Misericordia di Dio

Lectio Quotidiana

Mar, 30 dicembre ’25

Ottava di Natale – Sesto giorno

1 Giovanni 2,12–17. Luca 2,36–40

La Misericordia di Dio

Durante la presentazione di Gesù al Tempio, Luca ci presenta due persone anziane: Simeone e Anna. Ieri abbiamo visto Simeone, un uomo anziano, che prende il bambino Gesù tra le braccia. Oggi incontriamo Anna, una donna anziana, che fa qualcosa di altrettanto importante: parla del bambino a tutti coloro che aspettano la redenzione.

Insieme, Simeone e Anna ci mostrano due movimenti della fede: accogliere e annunciare. Simeone tiene tra le braccia la misericordia di Dio. Anna annuncia la misericordia di Dio con la sua voce.

Anna: una vita plasmata dalla misericordia

Luca ci dà diversi dettagli su Anna, e ciascuno è significativo. Appartiene alla tribù di Aser, una tribù tradizionalmente associata all’abbondanza e alla benedizione. Tuttavia, la sua vita personale è segnata dalla perdita. È stata sposata solo sette anni, poi è rimasta vedova. Ora ha ottantaquattro anni, un numero che indica pienezza nella pienezza.

La sua vita prende una direzione inattesa. Ciò che era iniziato come vita matrimoniale condivisa diventa un lungo cammino di solitudine nel Tempio. Eppure Anna non diventa amara. Non si chiude in se stessa. Rimane invece radicata nella preghiera, nel digiuno e nella speranza. Anche se le circostanze cambiano, la sua direzione interiore resta stabile.

Questo è già un primo segno di misericordia: non una vita senza sofferenza, ma una vita che non viene distrutta dalla sofferenza.

“Figlia di Fanuele”: la misericordia ha un volto

Luca la chiama “Anna, figlia di Fanuele”. Il nome Fanuele significa “volto di Dio”. Nella Scrittura, vedere il volto di Dio significa incontrare la sua misericordia. Giacobbe dice: “Ho visto Dio faccia a faccia”. Più tardi dice a Esaù: “Vedere il tuo volto è come vedere il volto di Dio”.

Quando Luca chiama Anna “figlia di Fanuele”, ci dice qualcosa di profondo: Anna è una donna plasmata dall’esperienza del volto misericordioso di Dio.

Questo è il cuore della festa di oggi. Nell’Incarnazione, soprattutto a Natale, vediamo il volto di Dio. E quel volto è misericordia. Gesù non è solo un maestro di misericordia: egli è la misericordia resa visibile. Chi incontra davvero questa misericordia viene trasformato. Anna è stata trasformata.

Dalla Perdita all’annuncio

La vita di Anna avrebbe potuto chiudersi in se stessa. Vedovanza, vecchiaia, solitudine spesso portano al silenzio e all’isolamento. Ma Anna fa il contrario. Appena vede il bambino, comincia a parlare di lui a tutti coloro che aspettano la redenzione. La misericordia apre le porte. Il dolore le chiude.

Anna non tiene per sé la sua gioia. Non dice: “Questo è solo per me”. La misericordia va sempre verso gli altri. Chi ha davvero gustato la misericordia di Dio non può smettere di parlarne.

Per questo l’età, il genere e la condizione sociale non limitano Anna. Diventa una delle prime annunciatrici di Cristo.

Misericordia e Prima Lettura

Nella Prima Lettera di Giovanni ci viene ricordato che chi conosce davvero Dio non si aggrappa al mondo, ai suoi desideri e alle sue attrazioni passeggere. La misericordia di Dio riordina i nostri amori. Ci libera dall’amarezza, dal possesso e dal risentimento.

Anna incarna questa libertà. Non è legata a ciò che ha perso. È ancorata a ciò che ha trovato: la misericordia fedele di Dio.

Ciò che Anna ci insegna oggi

Anna ci insegna tre lezioni semplici ma profonde. Primo: la misericordia dà senso alla sofferenza. Le perdite non scompaiono, ma vengono trasformate. Quando la sofferenza è portata davanti a Dio, non indurisce il cuore; lo approfondisce. Secondo: la misericordia ci apre agli altri. Anna non si ripiega su se stessa. Si apre, parla, benedice, condivide speranza. Quando ci chiudiamo nel dolore, la tristezza cresce. Quando ci apriamo nella misericordia, la vita si allarga. Terzo: possiamo donare solo ciò che portiamo dentro. Anna parla di bene perché porta il bene. Annuncia speranza perché vive nella speranza. Agli altri possiamo dare solo ciò che possediamo.

Conclusione

In Anna vediamo che la misericordia di Dio non è un’idea astratta. È un’esperienza vissuta. Ha un volto. Ha una voce. Ha perseveranza. Questo tempo di Natale ci invita allo stesso cammino: incontrare il volto di Dio in Cristo, permettere alla sua misericordia di guarire le nostre perdite e parlare di speranza a un mondo che attende.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

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