Lectio Quotidiana
Dom, 28 dicembre 2025
Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe – Festa
Siracide 3,2–7.12–14; Colossesi 3,12–21; Matteo 2,13–15.19–23
La famiglia è il luogo dove celebriamo le nostre fragilità
Cari fratelli e sorelle, oggi il significato di “famiglia” sta cambiando rapidamente nel mondo. Molti scelgono di convivere o di rimanere soli. Molte famiglie si sciolgono. Alcuni si separano. Alcuni scelgono di sposare se stessi. Altri si sposano con persone dello stesso sesso. La festa della Santa Famiglia ci pone una domanda esigente: che cosa rende davvero una famiglia?
Il tema di oggi offre una risposta chiara: la famiglia è il luogo dove le nostre fragilità sono celebrate, non giudicate; portate, non rifiutate.
Le persone umane formano le famiglie. Solo Dio rende una famiglia sacra e santa.
C’è una bella storia di due fratelli, di nove e otto anni. Il più piccolo non può camminare a causa della poliomielite, ma ama giocare a carrom. Quando c’è una gara locale, il fratello maggiore lo prende sulle spalle e lo porta nella sala. Il posto è affollato e devono aspettare. Il fratello maggiore resta in piedi, continuando a portarlo. Un uomo anziano gli dice: “Figlio, perché non metti giù quel peso per un po’?” Il ragazzo risponde: “Non è un peso. È mio fratello.”
Questa frase spiega che cos’è la famiglia. Famiglia significa portare la fragilità dell’altro come la propria vita.
A differenza degli animali, che sono forti e indipendenti quasi dalla nascita, gli esseri umani sono fragili dall’inizio alla fine della vita. Siamo fragili da bambini, fragili nella malattia, fragili nella vecchiaia. La risposta di Dio alla fragilità umana è la famiglia.
Le relazioni familiari sono diverse da tutte le altre in tre modi importanti.
Primo, i membri della famiglia non si scelgono: ci sono donati. Scegliamo amici, colleghi e persino il coniuge. Ma non scegliamo genitori, fratelli o figli. Sono doni affidati a noi da Dio.
Secondo, le relazioni familiari non finiscono. Le amicizie possono rompersi, i rapporti possono cambiare, ma un padre resta padre, una madre resta madre, un figlio resta figlio, che ci piaccia o no. La famiglia è permanente.
Terzo, i membri della famiglia sono legati dalla vita stessa. Il sangue significa vita. Anche quando nascono conflitti, il legame non può essere cancellato. Nei momenti di crisi, di solito è la famiglia che resta più vicina. Come dice il libro dei Proverbi: “L’amico ama in ogni tempo, ma il fratello nasce per l’avversità” (Pr 17,17).
La prima lettura dal Siracide parla direttamente della fragilità, soprattutto della vecchiaia. I genitori, un tempo forti, diventano fragili nel corpo e nella mente. Il Siracide invita i figli a rispondere non con impazienza o disprezzo, ma con pazienza e compassione. Prendersi cura dei genitori fragili non è un peso: diventa una benedizione e un cammino di guarigione.
La seconda lettura dalla Lettera ai Colossesi descrive le virtù che devono riempire una famiglia cristiana: compassione, bontà, umiltà, mitezza, pazienza, perdono e amore. Perché sono necessarie? Perché la vita familiare mette in luce le fragilità, le nostre e quelle degli altri. Queste virtù rendono possibile vivere insieme senza ferirci.
Il Vangelo di Matteo mostra la Santa Famiglia nella fragilità. La vita del bambino è minacciata. Maria e il bambino sono indifesi. Giuseppe non discute, non calcola, non rimanda. Si alza nella notte, accetta la fatica e guida la famiglia nell’incertezza. Ciò che rende questa famiglia santa non è il conforto, ma la presenza di Dio che guida la fragilità umana.
Dalla Santa Famiglia impariamo tre lezioni durature.
(a) Cercare il bene dell’altro. Giuseppe cerca la sicurezza di Maria e del bambino. Paolo invita i coniugi e i genitori a cercare il bene reciproco. La famiglia inizia a rompersi quando “il mio bene” sostituisce “il nostro bene”.
(b) Accettare la sofferenza e il disagio. Celebrare la fragilità significa notti senza sonno, sacrifici silenziosi, paura, rischio e fiducia. Non si può restare nella propria zona di comfort e allo stesso tempo portare la fragilità dell’altro.
(c) Amare senza aspettative. L’amore familiare non è uno scambio. I genitori non amano i figli per ricevere qualcosa in cambio. Giuseppe non fugge in Egitto aspettandosi gratitudine. L’amore in famiglia è donato liberamente, senza calcoli.
Conclusione
Oggi ringraziamo Dio per le nostre famiglie: per i genitori, i figli, i fratelli e le sorelle. Quando smettiamo di elencare solo le nostre fragilità e iniziamo a riconoscere e portare quelle degli altri, le nostre famiglie diventano sante.
La famiglia non è il luogo dove dimostriamo la nostra forza, ma dove osiamo essere fragili insieme e scopriamo che Dio è con noi.
Come la famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, anche le nostre famiglie diventano sacre quando scegliamo di portare le fragilità gli uni degli altri.
Oggi chiudiamo il giubileo 2025, che è celebrato con il tema di ‘Pellegrini di speranza.’ La sacra famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe ci da la speranza. Ora e sempre.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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