Lectio Quotidiana
Sab, 27 dicembre 2025
San Giovanni, Apostolo ed Evangelista – Festa
1 Giovanni 1,1–4; Giovanni 20,2–8
L’Altro Discepolo
Oggi la Chiesa celebra san Giovanni, apostolo ed evangelista, conosciuto nel quarto Vangelo non tanto per il suo nome, ma per una relazione: “il discepolo che Gesù amava”, o semplicemente “l’altro discepolo”. Questo anonimato non è casuale. Giovanni fa un passo indietro perché Cristo sia al centro. Così invita ogni credente a entrare nella sua storia. L’“altro discepolo” può essere ciascuno di noi.
Le letture ci aiutano a capire chi è questo discepolo. Nella prima lettera, Giovanni scrive con fiducia e tenerezza: “Ciò che abbiamo udito, ciò che abbiamo visto con i nostri occhi, ciò che abbiamo toccato con le nostre mani… lo annunciamo.” Nel Vangelo corre al sepolcro, vede i segni e crede. Giovanni non è solo un cronista: è un testimone formato dall’amore, dall’intimità e dalla fede.
Dalla vita e dagli scritti di Giovanni impariamo sette lezioni durature.
Primo: vivere come il Buon Pastore. Giovanni presenta Gesù come il Buon Pastore: una guida fatta di cura, responsabilità e dono di sé. La vita può essere vissuta come un pastore o come un mercenario. Il mercenario calcola e si protegge; il pastore dona senza contare il costo. La vera leadership nasce da una presenza amorevole e responsabile.
Secondo: il discepolato coinvolge tutta la vita. Seguire Gesù non è aggiungere una parte alla vita; è come prendere il volo: tutto cambia. Giovanni rimane discepolo nell’Ultima Cena, sotto la Croce e davanti al sepolcro vuoto. Il discepolato è totale.
Terzo: Gesù supera sempre la nostra comprensione. Pur scrivendo molto su Gesù, Giovanni riconosce che il mondo non basterebbe a contenere tutto. Gesù non è un problema da risolvere, ma un mistero da vivere.
Quarto: la forza della testimonianza. Nel Vangelo di Giovanni molti rendono testimonianza: il Battista, Andrea, la Samaritana, il cieco nato, Maria di Magdala. La fede cresce soprattutto attraverso l’esperienza vissuta. Giovanni dice semplicemente: “Ho visto e ho creduto.”
Quinto: la forza del morire per vivere. Per Giovanni, la Croce è l’ora della gloria. Come il chicco di grano che muore per portare frutto, così la vita diventa feconda attraverso il dono e il sacrificio.
Sesto: la forza del rimanere. “Venite e vedrete” e “rimanete in me” sono parole chiave. Rimanere non è perdere tempo, ma lasciarsi trasformare. La profondità nasce dallo stare con Cristo, con la sua Parola, nell’amore.
Settimo: la chiamata alla libertà. “La verità vi farà liberi.” Per Giovanni, la libertà è la vocazione più alta: liberazione dalla paura, dalla menzogna, dal peccato e dalle catene interiori.
Nel Vangelo di oggi, Giovanni corre più veloce di Pietro, ma aspetta. Vede meno, ma crede di più. Questo è il segno dell’“altro discepolo”: umiltà senza rivalità, amore senza possesso, fede senza ostentazione.
Celebrare san Giovanni è ascoltare un invito silenzioso: anche tu puoi essere l’altro discepolo.
Se viviamo come pastori e non come mercenari,
se il discepolato plasma tutta la vita,
se accogliamo il mistero, testimoniamo con coraggio,
abbracciamo il morire che porta vita,
rimaniamo fedeli e camminiamo verso la libertà,
allora anche noi prendiamo posto accanto a Giovanni.
San Giovanni ci insegni ad appoggiarci al cuore di Cristo, a vedere e credere, e a diventare, nel nostro tempo e luogo, l’altro discepolo che Gesù ama.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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