Lectio Quotidiana
Gio, 25 dicembre ’25
Natività del Signore – Messa del Giorno
Isaia 52,7–10; Ebrei 1,1–6; Giovanni 1,1–18
I piedi di Dio
Iniziamo con una nota leggera. C’era un professore di seminario che aveva l’abitudine di citare la Bibbia per tutto, in aula e fuori. Un giorno, nel campo di calcio, entrò all’improvviso un asino. I seminaristi iniziarono a cacciarlo via, ridendo e gridando. Qualcuno chiese al professore, per scherzo: «Padre, quale testo biblico citiamo per questo?» Senza esitare, rispose: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo accolsero».
Questa frase, dal Vangelo di Giovanni, è forse il versetto più triste della Bibbia. E ci porta subito al cuore del Natale.
1. Il Dio che lascia impronte
«Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Il Natale non è solo Dio che parla dal cielo. La Lettera agli Ebrei ci ricorda: «In questi ultimi giorni Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio». Dio non resta lontano. Entra nel nostro mondo. Cammina sulle nostre strade. Lascia impronte o orme sulla terra umana.
Isaia canta oggi: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace». Questi piedi non sono simbolici. Sono reali. Dio ora ha dei piedi. È entrato nella storia, nel tempo, nella polvere e nella povertà. Il Dio infinito sceglie una mangiatoia. Il Verbo eterno sceglie il silenzio. Il Creatore sceglie di essere portato in braccio. Le impronte di Dio non appaiono nei palazzi, ma in una stalla a Betlemme.
2. Il primo rifiuto
Il Vangelo però ci dice qualcosa di doloroso: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo accolsero». Il rifiuto di Gesù non inizia sul Calvario. La croce comincia a Betlemme. Nessun posto nell’alloggio. Nessuna accoglienza. Nessun riconoscimento. Già alla nascita, Dio conosce il rifiuto. Per questo quel versetto è così triste. Dio si avvicina, e l’umanità si tira indietro. Dio offre presenza, e noi rispondiamo con indifferenza.
3. Riconoscere le impronte
Un racconto ci aiuta a capire meglio. Una fredda sera di dicembre in Irlanda, una donna stava bevendo il tè quando suonò il campanello. Alla porta c’erano due bambini poveri, mal vestiti, con il viso sporco e i capelli in disordine. Chiesero con gentilezza: «Avete dei vecchi giornali?»
«Perché?» chiese lei. «Per avvolgerli ai piedi. Fa molto freddo. La neve fa male quando camminiamo». La donna notò i loro piedi, avvolti in giornali bagnati e strappati. Li fece entrare, offrì loro del tè e poi diede scarpe e vestiti. Mentre se ne andavano, il bambino chiese con innocenza: «Signora, lei è ricca?» «Perché lo chiedi?» «Solo i ricchi hanno tazze e piattini uguali». Dopo che se ne furono andati, la donna notò vicino al divano delle impronte bagnate, lasciate dai piedi avvolti nei giornali. Decise di non pulirle. Quelle impronte le ricordavano che aveva molto più di quanto pensasse. Anche a Betlemme Dio lascia impronte: piccole, fragili, spesso non notate. Il Natale ci invita a riconoscerle.
4. Perché rifiutiamo oggi?
Qui nasce una domanda scomoda: perché rifiutiamo le persone oggi? In famiglia, rifiutiamo chi è debole, lento, anziano o diverso? Nella società, rifiutiamo i poveri, i migranti, i feriti, i falliti, quelli che disturbano? Nelle comunità, rifiutiamo con il silenzio, con le etichette, con l’umiliazione, con l’esclusione? Il rifiuto ferisce profondamente: porta dolore, vergogna, isolamento. Dice a una persona: «Tu non appartieni». È un dolore che Gesù conosce, fin dalla mangiatoia.
5. Seguire le impronte
Il Natale non è solo ammirare le orme di Dio. È seguirle. Se Dio è entrato nella nostra umanità, allora nessuna vita è insignificante. Se Dio ha scelto la fragilità, allora la vera forza è la compassione.
Se Dio ha accettato il rifiuto, siamo chiamati a diventare persone che accolgono. Le impronte di Dio ci guidano: dall’indifferenza alla presenza, dall’esclusione all’abbraccio, dal rifiuto alla comunione. Liberiamoci di ogni divisione e radichiamoci nella vita.
Questo Natale, possano le nostre case, le nostre chiese e la nostra società diventare luoghi dove nessuno è cacciato via, dove nessuno si sente indesiderato, dove le impronte di Dio non vengono cancellate ma onorate. Perché quando accogliamo chi è rifiutato, accogliamo Lui. E quando facciamo spazio agli altri, facciamo spazio a Dio stesso.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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