Lectio Quotidiana
Mar, 23 dicembre ’25
Novena di Natale – Giorno 7
Malachia 3,1-4; 4,5-6. Luca 1,57-66
Dio con noi
In questo settimo giorno della Novena di Natale, la Chiesa mette sulle nostre labbra uno dei più teneri e consolanti gridi messianici: “O Emmanuele, vieni!”
Questo titolo tocca il cuore stesso della fede cristiana. Emmanuele significa “Dio con noi”. Non Dio sopra di noi, non Dio contro di noi, non Dio lontano da noi, ma Dio che sceglie di essere presente, vicino e coinvolto nella nostra storia umana.
Questa promessa appare per la prima volta nell’Antico Testamento, quando il profeta Isaia parla al re Acaz, spaventato: “La vergine concepirà e partorirà un figlio, che sarà chiamato Emmanuele” (Isaia 7,14). Ciò che fu dato come segno in un momento di paura diventa, nel Nuovo Testamento, una realtà compiuta. Matteo ci dice che questa profezia trova il suo pieno significato in Gesù Cristo (Matteo 1,23). Dio non manda soltanto un aiuto: viene Lui stesso.
1. Dio viene nel suo tempo e nel suo modo (Malachia 3,1–4; 4,5–6)
La prima lettura, dal profeta Malachia, l’ultimo libro delle Scritture ebraiche, ci prepara a una svolta nella storia. Malachia parla di due figure: (a) il Signore, che verrà improvvisamente nel suo Tempio; (b) il messaggero, che preparerà la strada davanti a Lui.
Questa profezia si compie in modo silenzioso ma potente nel Vangelo. Il Signore viene davvero nel suo Tempio, non nella maestà, ma come un bambino portato tra le braccia dei suoi genitori (Luca 2,22). E il messaggero è Giovanni Battista, che viene “con lo spirito e la potenza di Elia” (Luca 1,17).
Questo ci insegna una cosa importante: Dio mantiene la sua parola, ma spesso non nel modo o nei tempi che noi immaginiamo. Le sue promesse maturano lentamente, con pazienza, e sempre al momento giusto.
2. Un bambino che porta gioia e domande (Luca 1,57–66)
Nel Vangelo assistiamo all’imposizione del nome a Giovanni Battista. Nel momento in cui Zaccaria scrive: “Il suo nome è Giovanni”, la sua lingua si scioglie. Il silenzio lascia spazio alla parola; il dubbio si trasforma in lode. La gioia si diffonde tra i vicini e nasce una domanda sulle labbra di tutti: “Che sarà mai questo bambino?”
La gioia per la nascita di Giovanni non è il punto di arrivo; è un’anticipazione. Prepara i cuori a una gioia più grande: la venuta dello stesso Emmanuele. La nascita del precursore risveglia la speranza; la nascita del Messia la porterà a compimento.
Qui vediamo qualcosa di bello: la vicinanza di Dio si manifesta spesso prima come gioia — una gioia che suscita curiosità, fede e attesa.
3. Emmanuele: Dio veramente con noi
Al centro dell’“O Antifona” di oggi c’è questa verità profonda: Dio sceglie di stare con noi. Eppure, la nostra esperienza concreta è spesso diversa. A volte pensiamo: Dio non è con noi — soprattutto nella sofferenza o nella delusione. Dio non sarà con noi — quando il senso di colpa o la paura lo allontanano. Dio non ha bisogno di essere con noi — quando ci sentiamo autosufficienti. Oppure: Dio è solo con noi — quando la fede diventa esclusione o rigidità.
Tutte queste sono deformazioni di Emmanuele. Vivere davvero Emmanuele significa credere che Dio è sempre con noi, e quindi: non siamo mai soli, la speranza non si esaurisce mai, nessuna situazione è senza redenzione.
Emmanuele non è una teoria; è una presenza. Cammina con noi nell’incertezza, ci rafforza nella debolezza e ci consola nel silenzio.
Conclusione
Avvicinandoci al Natale, la Chiesa ci insegna a pregare non con paura, ma con fiducia: “O Emmanuele, nostro Re e legislatore, speranza delle genti e loro Salvatore, vieni a salvarci, Signore nostro Dio!”
Possa questo ultimo tratto dell’Avvento rinnovare la nostra fede in un Dio che non abbandona, non ritarda per sempre e non rimane lontano.
Emmanuele è venuto. Emmanuele è con noi. Emmanuele rimane.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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