Lectio Quotidiana. Ven, 19 dicembre ’25. Vieni, Radice di Iesse

Lectio Quotidiana

Ven, 19 dicembre ’25

Novena di Natale – Giorno 3

Giudici 13,2-7.24-25 · Luca 1,25-35

Vieni, Radice di Iesse

Oggi, nel terzo giorno della Novena di Natale, la Chiesa mette sulle nostre labbra un altro grande grido messianico: «Vieni, Radice di Iesse!»

Questo titolo ci conduce nel mistero dell’opera paziente e fedele di Dio nella storia. Iesse era il padre di Davide e, da una linea familiare apparentemente ordinaria, Dio ha promesso un re il cui regno avrebbe portato giustizia, pace e speranza. Quando Isaia parla di un germoglio che spunta dal tronco di Iesse, annuncia che, anche quando tutto sembra tagliato, sterile o finito, Dio può far nascere una vita nuova.

1. Speranza da radici nascoste

L’immagine della «Radice di Iesse» ci ricorda che Dio agisce in silenzio, dal basso, sotto la superficie. Le radici non si vedono, ma portano la vita. Israele aveva conosciuto la gloria sotto Davide, ma anche il fallimento, l’esilio e l’umiliazione. L’albero regale sembrava abbattuto. Eppure Dio non aveva finito. Da quel tronco, da quella radice nascosta, sarebbe germogliata una vita nuova.

Anche per noi questo è motivo di consolazione. Ci sono momenti in cui la nostra vita sembra un tronco reciso: sogni interrotti, speranze rinviate, preghiere senza risposta. L’Avvento ci assicura che le promesse di Dio non vengono mai cancellate; mettono solo radici più profonde.

2. Due annunciazioni, un solo disegno divino

Le letture di oggi presentano due annunci di nascita straordinari. Nella prima lettura viene annunciata la nascita di Sansone, un giudice chiamato a iniziare la liberazione di Israele. Nel Vangelo viene annunciata la nascita di Giovanni Battista, il precursore di Cristo.

Entrambi i racconti presentano sorprendenti somiglianze. In entrambi appare un angelo del Signore. In entrambi i genitori sono immersi nella vita quotidiana. In entrambi il bambino è consacrato a Dio, con indicazioni precise sul suo stile di vita. Sia Sansone sia Giovanni sono nazirei, consacrati a Dio fin dal grembo materno.

Queste somiglianze ci mostrano che la storia della salvezza non è casuale. Dio prepara il futuro molto prima che arrivi. Ogni nuovo «germoglio» nasce da una radice più antica.

3. Silenzio e fiducia: due risposte

C’è però una differenza importante. La madre di Sansone ascolta in silenzio e con fiducia. Zaccaria, invece, domanda e dubita. Per questo perde la parola. Questo silenzio non è solo una punizione, ma una formazione. Giovanni Battista sarà «voce che grida nel deserto» e suo padre deve prima imparare il silenzio.

Solo quando Zaccaria accoglie pienamente il progetto di Dio, scrivendo: «Il suo nome è Giovanni», la sua lingua si scioglie e sgorga la lode. Dio insegna a lui e a noi che la vera parola nasce dall’obbedienza. A volte Dio ci rende silenziosi perché la sua Parola possa crescere in noi.

4. Il tempo perfetto di Dio

Il Vangelo ci ricorda anche il tempo perfetto di Dio. Per un sacerdote come Zaccaria, essere scelto anche una sola volta per il servizio nel santuario del Tempio era la grazia di una vita. Proprio quel giorno Dio non solo lo onora, ma ascolta la sua lunga e dolorosa preghiera per un figlio e toglie la vergogna che la sua famiglia portava. Una grazia ne apre un’altra. Così agisce Dio: in silenzio, con generosità, con decisione, al momento giusto.

La gioia di Elisabetta e la benedizione concessa alla moglie di Manoach esprimono la stessa verità: quando Dio comincia ad agire, la vita fiorisce.

5. Dai precursori al Messia

In una lettura messianica, Sansone e Giovanni stanno come precursori. La loro consacrazione rimanda oltre se stessi. Matteo dirà poi che Gesù sarà chiamato Nazareno. Tutti questi fili convergono in Cristo, la vera Radice di Iesse: non solo discendente di Davide, ma compimento di ogni promessa. Ciò che inizia come una radice diventa un albero che offre riparo a tutte le nazioni.

6. La nostra chiamata oggi

La Parola di oggi ci invita a riflettere sulla nostra vita. Ogni nascita ha uno scopo. La missione di Sansone fu rivelata a sua madre; quella di Giovanni a suo padre. Scoprire il senso della nostra vita non è facile, ma comincia da una verità fondamentale: ciascuno di noi è creato in modo unico. Quando accogliamo la nostra unicità donata da Dio, smettiamo di confrontarci, di competere o di imitare. La nostra unicità diventa vocazione, identità e fecondità.

Come la Radice di Iesse, possa la nostra vita continuare a germogliare, crescere e portare frutto, anche da luoghi che sembrano tagliati.

Conclusione

Mentre oggi preghiamo l’“O Antifona”, gridiamo con fede: «O Radice di Iesse, segno di speranza per tutti i popoli, davanti a te i re tacciono e le nazioni cercano rifugio: vieni, liberaci, non tardare.»

Possa il Signore, che fa nascere la vita da radici nascoste, rinnovare la nostra speranza, rafforzare la nostra fiducia e aiutarci a riconoscere la sua opera silenziosa nella nostra vita.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

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