Lectio Quotidiana
Mer, 17 dicembre 2025
Novena di Natale – Giorno 1
Genesi 49,1–2.8–10. Matteo 1,1–17
O Sapienza, vieni!
Oggi la Chiesa inizia la Novena di Natale e pone sulle nostre labbra la prima delle grandi “Antifone O”:
«O Sapienza,
che esci dalla bocca dell’Altissimo,
ti estendi da un confine all’altro della terra
e disponi ogni cosa con dolcezza e forza:
vieni, insegnaci la via della prudenza.»
Questo grido non è solo poesia; è un profondo desiderio umano. “O Sapienza, vieni!” — perché senza sapienza la conoscenza diventa pesante, il potere pericoloso e la vita perde direzione.
1. La Sapienza all’opera nella storia (Genesi 49,1–2.8–10)
Nella prima lettura Giacobbe benedice i suoi figli. Tra essi, Giuda riceve una promessa decisiva:
«Lo scettro non sarà tolto a Giuda.» Questa benedizione non riguarda semplicemente il potere politico. Parla del disegno sapiente di Dio che si svolge nella storia. Da una sola famiglia, attraverso una tribù fragile, Dio prepara una linea regale che culminerà — non nel dominio — ma in Gesù Cristo, il Re eterno. La Sapienza opera con pazienza. Non ha fretta. Sceglie vie inattese. Permette che la storia, con i suoi fallimenti e le sue speranze, diventi luogo di salvezza. Ciò che a noi sembra lento è spesso il tempo perfetto della Sapienza di Dio.
2. La Sapienza scritta nei nomi (Matteo 1,1–17)
Il Vangelo ci presenta una lunga genealogia — nomi, generazioni, ripetizioni. Siamo tentati di saltarla. Eppure, questa genealogia è una teologia della sapienza.
Matteo presenta Gesù come: Figlio di Abramo — radicato nella promessa di Dio, Figlio di Davide — erede della speranza messianica, Cristo — l’Unto che compie la storia.
Matteo struttura con cura la genealogia in tre serie di quattordici generazioni, numero di pienezza e compimento. Nulla è casuale. La storia non è caos: è plasmata dalla Sapienza.
Colpisce anche chi è incluso: Tamar, Racab, Rut, Betsabea, Maria — donne, peccatori, stranieri, persone inattese. La Sapienza non cancella la debolezza umana; opera attraverso di essa. Dio non entra nella storia attraverso la perfezione, ma attraverso vite reali.
La genealogia ci dice: Dio santifica il tempo entrando in esso. Dio si fa vicino diventando uno di noi. La Sapienza di Dio è inclusiva, paziente e misericordiosa.
3. Gesù Cristo: la Sapienza fatta carne
L’“Antifona O” che oggi preghiamo riecheggia la stessa Scrittura. I Proverbi affermano: «La Sapienza era con Dio fin dal principio… accanto a lui come artefice.» E il Vangelo di Giovanni proclama: «Tutto è stato fatto per mezzo di lui.»
Gesù non è semplicemente saggio. Egli è la Sapienza. Non un’idea, ma una Persona. Non una teoria, ma una vita. Questa Sapienza non domina; guida con dolcezza. Non confonde; ordina con amore. Non allontana Dio; lo rende vicino.
4. Dalla conoscenza alla sapienza
Viviamo in un’epoca ricca di informazioni: conoscenza, tecnologia, perfino intelligenza artificiale. Eppure la sapienza è rara. La conoscenza ci dice come fare le cose; la sapienza ci dice perché vivere.
Pregare “O Sapienza, vieni!” significa chiedere: insegnaci il senso della nostra vita; mostraci come scegliere bene; aiutaci a riconoscere il progetto di Dio nella nostra storia familiare, nelle nostre fatiche, nel nostro tempo. Mentre Dio si prepara a venire tra noi nel Natale, Egli non viene come risposta alla curiosità, ma come Sapienza per la vita.
Conclusione
Oggi, sulla soglia del Natale, la Chiesa ci insegna come attendere: non con impazienza, non con rumore, ma con una preghiera umile: O Sapienza, vieni! Vieni nella nostra storia. Vieni nella nostra confusione. Vieni nelle nostre decisioni.
La Sapienza che ha plasmato la creazione, guidato Israele e fatto ingresso nella storia in Gesù Cristo, ci insegni la via della verità, del senso e della pienezza della vita. Amen.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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