Lectio Quotidiana
Sab, 13 dicembre ’25
Seconda Settimana di Avvento, Sabato
Siracide 48:1–4, 9–11. Matteo 17:10–13
Elia è venuto
Alla fine della seconda settimana di Avvento, la Chiesa ci presenta due figure che preparano la via al Messia: Elia dell’Antico Testamento e Giovanni Battista del Nuovo. La loro missione è separata da secoli, ma il loro messaggio è lo stesso: torna con il cuore a Dio.
1. Elia, il profeta che è rimasto solo per Dio
Il Siracide descrive Elia con parole forti: fuoco, turbine, un profeta che scuoteva i regni, fermava la pioggia, parlava con coraggio. Il suo nome stesso — Elia, “Il Signore è il mio Dio” — è una professione di fede. Quando molti in Israele seguivano Baal, Elia rimase solo, dicendo con le parole e con la vita che solo il Signore è Dio.
Elia ci ricorda che la fedeltà a volte significa restare soli. La verità non attira sempre le masse. Una testimonianza autentica può isolare. Ma come Elia, il credente resta saldo non perché è forte, ma perché Dio lo è.
2. La missione di Elia: convertire i cuori
Il Siracide dice una frase importante: Elia ha fatto tornare il cuore dei padri verso i figli. Queste parole riprendono il profeta Malachia, che parla di colui che sarebbe venuto prima del Messia. La tradizione cristiana vede questo compiersi in Giovanni Battista.
Convertire i cuori significa far tornare un popolo intero a Dio, ricostruire ciò che è stato rotto, riscoprire l’alleanza, riconoscere il Messia presente. Giovanni Battista sta all’inizio del Vangelo come un nuovo Elia, e indica non sé stesso ma un Altro: “Dopo di me viene Uno più grande.”
3. “Elia è già venuto”
Nel Vangelo di oggi, Gesù conferma ciò che i discepoli stanno comprendendo: “Elia è già venuto… e non l’hanno riconosciuto.”
Giovanni Battista ha compiuto la missione di Elia: preparare i cuori, chiamare alla conversione, indicare Cristo. Ma molti non hanno ascoltato. I loro cuori erano rivolti verso sé stessi, non verso il Figlio. Questo è il dolore che Gesù esprime: il Messia era fra loro, il precursore aveva già preparato la strada, ma gli occhi sono rimasti chiusi.
4. Tre lezioni per il nostro cammino di Avvento
(a) Restare fedeli alla verità, anche se costa. Elia ci insegna che la fedeltà può significare solitudine. L’Avvento ci invita a rinnovare la nostra fedeltà a Dio, non alle opinioni del momento.
(b) Unire parole e vita. La vita di Elia era coerente con il suo messaggio. Anche Giovanni viveva ciò che annunciava. L’Avvento ci sfida a ridurre la distanza tra ciò che diciamo e ciò che viviamo.
(c) Eliminare ciò che distoglie il cuore da Cristo. Rumore, preoccupazioni, fretta, risentimenti: sono gli “altari di Baal” del nostro tempo. Ci distraggono e spengono il desiderio di Dio. L’Avvento è il tempo per tornare con tutto il cuore al Figlio.
Conclusione
“Elia è venuto,” dice Gesù — il tempo dell’attesa è quasi finito. Colui che Elia ha annunciato, Colui che Giovanni ha indicato, è davanti a noi. L’Avvento ci chiede non solo di ammirare questi profeti, ma di seguire il loro invito: Tornare indietro. Ascoltare in profondità. Riconoscere il Signore già presente. Che possiamo, come Elia e Giovanni Battista, preparare nel nostro cuore una strada diritta per Cristo, perché quando verrà ci trovi pronti, attenti e accoglienti.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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