Lectio Quotidiana
Mer, 10 dicembre ’25
Seconda Settimana di Avvento, Mercoledì
Isaia 40,25–31. Matteo 11,28–30
Libertà dalla stanchezza
La stanchezza è una compagna familiare della nostra vita. Iniziamo la giornata con energia, ci sediamo alla scrivania, ci immergiamo nel lavoro — e col passare delle ore il corpo si affatica. La sera anche le cose più semplici sembrano pesanti. Anche la mente si stanca: leggere, analizzare, fare calcoli, scrivere, decidere — tutto consuma le nostre energie interiori. E ancora più profonda è la stanchezza del cuore: una brutta notizia improvvisa, una perdita, relazioni difficili, delusioni, paure non dette. Quasi tutte le invenzioni di cui ci serviamo oggi — macchine, medicine, tecnologia, consulenza, perfino la spiritualità — esistono in qualche modo per rispondere a queste forme di stanchezza: fisica, mentale, emotiva.
La Parola di oggi annuncia una verità più profonda: la venuta del Messia porta libertà dalla stanchezza.
1. Dio che non si stanca mai (Isaia 40,25–31)
Isaia parla a un popolo sfinito dall’esilio, dal fallimento e dalla speranza spezzata. Pensavano che la loro sofferenza significasse che Dio fosse stanco di loro — stanco di perdonare, stanco di aspettare. Isaia corregge questo malinteso con chiarezza e tenerezza: «Il Signore non si stanca e non si affatica».
Quando la Scrittura dice che Dio si riposò il settimo giorno, non significa che fosse stanco. Ci insegna piuttosto la differenza sacra tra lavoro e riposo — un ritmo pensato per custodire la vita, non per esaurirla. La stanchezza di Israele non nasceva dall’assenza di Dio, ma dall’allontanarsi da lui. Eppure Dio risponde non con il castigo, ma con una promessa: «Quanti sperano nel Signore riacquistano forza. Volano come aquile». Non è un’energia presa in prestito, come quella della giovinezza che passa. È una forza che supera la gravità stessa, che solleva il cuore verso Dio e lo protegge dalla disperazione.
2. Gesù, il Messia che solleva il peso (Matteo 11,28–30)
Nel Vangelo, la promessa di Isaia si compie in Gesù. Guardando le persone schiacciate da pesi sociali, politici, economici e religiosi, egli dice: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». Gesù non toglie ogni responsabilità dalla vita. Offre però un giogo diverso. Il suo giogo non schiaccia, ma guida; non rende schiavi, ma libera. C’è però una condizione: per accogliere il giogo di Gesù, dobbiamo togliere gli altri. Non possiamo portare insieme il giogo del peccato e quello di Cristo. Non possiamo tenere allo stesso tempo false sicurezze e vera libertà. Come ricorda san Paolo: «Cristo ci ha liberati per la libertà. State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù» (Gal 5,1).
3. Dalla Parola alla vita
(a) Dare un nome alla propria stanchezza
È stanchezza fisica? Allora servono riposo e cura. Stanchezza mentale? Aiutano il silenzio e la semplicità. Stanchezza emotiva? Guariscono il dialogo e la compagnia. Ma più profonda ancora è la stanchezza spirituale: pensare che nulla possa cambiare, che neppure Dio possa aiutarci. Questa stanchezza si vince solo con la speranza in Dio e con una fiducia rinnovata in se stessi come persone amate da Lui.
(b) Usare parole che alleviano la stanchezza
Ogni persona che incontriamo porta un peso nascosto: malattia, pressione, solitudine, insicurezza. Non aggiungiamo altro peso. Facciamo in modo che le nostre parole siano luce, non peso; consolazione, non giudizio.
(c) Portare i pesi gli uni degli altri
La consolazione deve diventare azione. Aiutare gli anziani, sostenere i poveri, educare chi non conosce, guidare i giovani, proteggere i bambini — in questi semplici gesti aiutiamo ad alleggerire i pesi che stancano il mondo.
Conclusione
L’Avvento ci ricorda: Dio non è stanco di noi. La speranza non è finita. La grazia non si è esaurita. Quanti confidano nel Signore non si limitano a sopravvivere: si rialzano. Camminano senza stancarsi. Proseguono il cammino senza perdere il coraggio. Possa il Signore che viene liberarci da ogni forma di stanchezza e rinnovarci con la sua forza mite.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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