Lectio Quotidiana. Dom, 7 Dicembre ’25. Un Cambiamento di Natura

Lectio Quotidiana

Dom, 7 Dicembre ’25

Seconda Domenica di Avvento

Isaia 11,1–10. Romani 15,4–9. Matteo 3,1–12

Un Cambiamento di Natura

Cominciamo con una breve favola di Esopo. Una rana e uno scorpione vivevano sulla stessa riva del fiume ed erano diventati amici. Un giorno, lo scorpione chiese alla rana di portarlo sull’altra sponda. La rana esitò, temendo di essere punta, ma lo scorpione promise: “Non ti farei mai del male; se lo facessi, annegheremmo entrambi.” Fidandosi, la rana accettò. A metà del fiume, lo scorpione la punse. Mentre stavano affondando, la rana chiese: “Perché l’hai fatto?” Lo scorpione rispose: “Mi dispiace, amica mia — non ho potuto evitarlo. È la mia natura pungere.” Entrambi morirono nell’acqua.

La storia ci ricorda che un cambiamento di natura è impossibile per lo scorpione — ma per noi esseri umani, è possibile. Questo è precisamente il messaggio della liturgia di oggi: attraverso lo Spirito di Dio, la nostra natura può essere rinnovata e trasformata.

1. La Visione di Isaia: Il Rinnovamento della Creazione

Nella prima lettura (Isaia 11,1–10), il profeta parla di tre tipi di trasformazione — tre “cambiamenti di natura.”

(a) Dal tronco al germoglio. Isaia dice: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse.” La dinastia di Davide sembrava morta, tagliata come un ceppo. Anche quando tutto sembra senza vita, Dio può far rinascere la vita.

(b) Dall’unzione con olio all’unzione con lo Spirito. Nell’Antico Testamento, re, profeti e sacerdoti venivano unti con olio. Ma Isaia annuncia una nuova unzione — non con olio, ma con lo Spirito del Signore.

(c) Dalla violenza all’armonia. Isaia dipinge quindi una visione poetica: “Il lupo dimorerà con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il leone mangerà paglia come il bue.” Nemici naturali vivranno in pace.

Isaia conclude: “Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno su tutto il mio santo monte.” Quando il cuore cambia, cambia anche il mondo. Quando la natura viene guarita, la creazione torna a cantare.

2. L’Appello di Paolo: Un Cambiamento di Mentalità

Nella seconda lettura (Romani 15,4–9), Paolo passa dal cambiamento personale a quello comunitario. Se Giovanni ci chiama a cambiare noi stessi, Paolo ci invita a cambiare la nostra mentalità.

La comunità cristiana di Roma era divisa — tra i Giudei legati alla Legge e i Gentili nuovi nella fede. Paolo li esorta a lasciare da parte orgoglio e pregiudizi e a “vivere in armonia gli uni con gli altri, affinché insieme possiate glorificare il Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo.”

Paolo insegna che la vera conversione conduce sempre all’unità nello Spirito. Lo Spirito trasforma il nostro modo di pensare — dalla competizione alla collaborazione, dal sospetto alla fiducia, dall’esclusione all’accoglienza.

Ricorda che Cristo è venuto non per un gruppo solo, ma per tutti. In Gesù ogni barriera è abbattuta; ogni distanza è colmata. La nostra fede deve quindi passare dall’“io” al “noi,” dalla pietà privata alla missione condivisa.

Cambiare mentalità significa guardare gli altri con gli occhi di Cristo — accogliere le differenze come doni, perdonare come siamo stati perdonati e vivere non per noi stessi ma per il bene di tutti.

3. L’Appello di Giovanni: Un Cambiamento del Sé

Giovanni appare nel deserto, vestito di peli di cammello e nutrito di locuste e miele selvatico — un uomo la cui vita stessa è un messaggio di semplicità e distacco. La sua voce risuona nel deserto: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino.”

La parola greca metanoia non significa solo dolore per il peccato, ma un radicale cambiamento di direzione — una trasformazione del sé. La conversione non è un sentimento; è una decisione di camminare su una nuova strada. Giovanni avverte: “Fate frutti degni della conversione.” La vera conversione produce frutti visibili nella nostra vita — onestà, giustizia, misericordia e compassione.

Giovanni sfida i capi religiosi che confidavano nella loro discendenza: “Non dite: ‘Abbiamo Abramo per padre.’” La fede non si eredita; si sceglie ogni giorno. L’orgoglio deve lasciare spazio all’umiltà e il centrarsi su se stessi al servizio.

Il battesimo di Giovanni nell’acqua indicava purificazione; ma egli annuncia Colui che battezzerà “in Spirito Santo e fuoco.” Questo fuoco purifica, rinnova e ci dona una vita nuova in Cristo. Così, la nostra natura può essere cambiata — dal peccato alla grazia, dalla durezza alla tenerezza, dal sé a Dio.

La pace nasce da un sé trasformato: La seconda candela che accendiamo oggi ci porta la pace, frutto della trasformazione personale e comunitaria.

Don Yesu Karunanidhi

Arcidiocesi di Madurai

Missionario della Misericordia

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