Lectio Quotidiana
Sab, 29 novembre ‘25
XXXIV Settimana del Tempo Ordinario, sabato
Daniele 7,15-27. Luca 21,34-36
Pregate con vigilanza
Mentre l’anno liturgico giunge al termine, la Parola di Dio ci offre un ultimo richiamo, dolce ma fermo: pregare con vigilanza. L’anno che si conclude ci invita a fermarci, guardare indietro con gratitudine e guardare avanti con un cuore risvegliato.
Nel Vangelo, Gesù parla del giorno finale. Non lo fa per impaurirci, ma per destarci. Egli dà due avvertimenti e un consiglio: tutti orientati a una vita radicata in una preghiera vigilante.
1. “State attenti che i vostri cuori non si appesantiscano.”
Gesù ci mette in guardia contro una lentezza che affievolisce il cuore. Che cosa provoca questo torpore spirituale? La dissipazione: quei piccoli piaceri che consideriamo innocui. Piccole indulgenze che, col tempo, occupano lo spazio interiore riservato a Dio. L’ubriachezza: quei momenti in cui le emozioni sopraffanno la ragione. Quando i sentimenti dominano la coscienza, il cuore si appesantisce. Le preoccupazioni della vita: sono come un bicchiere che teniamo in mano. All’inizio è leggero. Ma col passare del tempo il braccio si intorpidisce. Il peso non cambia—cambia il tempo in cui lo teniamo. La soluzione è semplice: posare il bicchiere. Così anche le nostre ansie: dobbiamo deporle ai piedi del Signore.
Queste forze non entrano con violenza. Si insinuano silenziosamente. Impediscono ai pensieri buoni di entrare. Affaticano la mente, indeboliscono lo spirito e rendono il cuore insensibile alla grazia. Perciò Gesù avverte: non permettete che il vostro cuore venga lentamente soffocato.
2. “Vegliate perché quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso come un laccio.”
Un laccio prende solo chi non è attento. Un passo distratto si impiglia facilmente. Una volta caduti, il rimorso non serve a nulla. Gesù non minaccia, ma insegna. La vigilanza può evitare mali evitabili. Un cuore vigilante sfugge alle trappole del peccato, della distrazione e della paura. Molti pericoli della vita si evitano semplicemente prestando attenzione: alla Parola di Dio, alla coscienza e ai movimenti interiori dell’anima.
3. “Vegliate in ogni momento pregando.”
Questo è il consiglio del Signore. La vigilanza senza preghiera diventa ansia. La preghiera senza vigilanza diventa abitudine. Ma la preghiera vigilante mantiene il cuore desto, la mente limpida e la vita ancorata in Dio. Pregare con vigilanza non significa fuggire dalla realtà, ma assumere la postura che ci permette di restare saldi davanti al Figlio dell’Uomo. Significa: Tenere accesa la lampada interiore anche quando la notte sembra lunga. Lasciare che la grazia governi i nostri sentimenti, e non il contrario. Portare a Dio ogni preoccupazione prima che diventi un peso.
Stare davanti a Lui con un cuore libero e una mente aperta.
La preghiera vigilante ci salva dalle trappole, custodisce la nostra libertà interiore e ci rafforza per affrontare tutto ciò che verrà. Un anno di grazia e di gratitudine. Mentre questo anno liturgico si conclude, ricordiamo le innumerevoli benedizioni di Dio—visibili e invisibili. Egli ci ha sostenuti, guidati, corretti, consolati. Oggi riportiamo tutto a Lui nella gratitudine. Il Signore ci conceda cuori sempre svegli, vite sempre fedeli e spiriti che pregano con vigilanza.
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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