Lectio Cattolica Quotidiana
Gio, 27 Novembre ’25
XXXIV Settimana del Tempo Ordinario, Giovedì
Daniele 6,11–27; Luca 21,20–28
“Gerusalemme sarà calpestata”
Il Vangelo ci pone davanti tre scene intrecciate: la caduta di Gerusalemme, le immagini della fine dei tempi e la risposta dei credenti alla venuta del Figlio dell’Uomo. Tutte e tre convergono in un’unica chiamata: leggere la storia con fede, affrontare il presente con coraggio, e attendere il futuro con speranza.
1. “Gerusalemme sarà calpestata” — Una profezia divenuta storia
Le parole di Gesù sulla distruzione di Gerusalemme sono severe: «Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti…» (Lc 21,20). Quarant’anni dopo, ciò si compì con impressionante precisione. Nel 70 d.C., durante la Prima Guerra Giudaico-Romana, gli eserciti romani guidati da Tito e Tiberio Giulio rasero al suolo la città e distrussero il Tempio. Cinque mesi di assedio straziante annientarono un popolo che aveva conosciuto gloria, culto e promessa divina.
Lo storico Giuseppe Flavio, testimone oculare, descrive così lo scenario:
«La scena di distruzione era orrenda. Luoghi un tempo pieni di alberi e giardini sembravano un deserto. Qualunque straniero che avesse ammirato la Giudea ora ne avrebbe lamentato la desolazione. I segni della bellezza erano ammucchiati come rifiuti. Chi aveva visto la città prima non avrebbe potuto immaginarla così. Persino chi vi abitava a stento la riconosceva.»
Luca scrisse il suo Vangelo all’ombra di queste rovine. Forse aveva visto i resti dell’assedio, le sofferenze di donne e bambini, e l’umiliazione dei sopravvissuti. Da storico e teologo, registra le parole di Gesù attraverso una lente segnata dalla tragedia. Questo procedimento narrativo — la retroproiezione — aiutava i primi cristiani a comprendere che gli eventi che avevano sconvolto il loro mondo erano stati già previsti da Cristo. È tuttavia altrettanto possibile che Gesù abbia realmente preannunciato la caduta della città che amava.
2. Le immagini della fine — Un mondo in attesa di rinnovamento
La fascinazione per la fine del mondo era diffusa nel primo secolo. I filosofi stoici credevano che il cosmo sarebbe durato 3.000 anni prima di rinnovarsi in un ciclo di fuoco. Molti ai tempi di Gesù si chiedevano se quel momento cosmico fosse vicino. Luca riecheggia questa tensione: segni nel cielo, nazioni in agitazione, mari in tempesta, uomini presi dal terrore.
Queste immagini non vogliono spaventare. Esprimono un mondo che soffre per l’ingiustizia, stanco dell’oppressione, in attesa dell’intervento di Dio.
3. La venuta del Figlio dell’Uomo — Speranza per i perseguitati
I primi cristiani, spesso perseguitati e senza potere, attendevano con ardore il ritorno del Figlio dell’Uomo. Con la sua venuta, le loro sofferenze sarebbero cessate e la loro dignità sarebbe stata ristabilita. Perciò l’ultima esortazione di Gesù non è alla paura, ma al coraggio:
«Alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.»
È il linguaggio del soldato in posizione di attenzione: vigile, disciplinato, senza timore.
4. Cosa dice questo Vangelo a noi oggi?
a. Ascesa e declino fanno parte della storia. Gli imperi sorgono e cadono. Gerusalemme è caduta e, più tardi, è caduta anche Roma. Il potere umano non è mai assoluto. Resta però una domanda dolorosa: perché soffrono gli innocenti? Il Vangelo non offre una spiegazione facile. Ci ricorda semplicemente che morte, fragilità e mutamento appartengono alla condizione umana. Nasciamo fragili e moriamo fragili.
b. Accettare i nostri “ultimi giorni”. Ognuno di noi ha un “tempo finale”, la stagione conclusiva della propria vita. La paura diminuisce quando accogliamo questa verità con serenità. Sapere che le fini fanno parte del disegno di Dio ci libera dal panico. Ciò che non possiamo controllare, possiamo consegnarlo a Lui.
c. “Alzatevi, levate il capo” — Vivere pronti. In un mondo offuscato da violenza, incertezza e confusione morale, siamo chiamati a restare saldi: retti, vigilanti, radicati in Cristo. La prontezza non è ansia; è fiducia disciplinata.
5. La Prima Lettura: Dio continua ad agire
Daniele sopravvive alla fossa dei leoni perché cammina nell’innocenza e nella fedeltà. La lezione è perenne: il male non ha mai l’ultima parola. La malizia umana può ruggire come un leone, ma non può vincere il Dio che salva.
“Gerusalemme sarà calpestata” — sì.
Ma la fede non è stata calpestata.
La speranza non è stata calpestata.
Le promesse di Dio non sono state calpestate.
Quando le nostre vite sembrano assediate, quando le vecchie sicurezze crollano, quando il futuro appare incerto, il Vangelo sussurra la stessa assicurazione che Gesù diede ai suoi discepoli:
«Alzatevi. Levate il capo. La vostra liberazione è vicina.»
Don Yesu Karunanidhi
Arcidiocesi di Madurai
Missionario della Misericordia

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